(Simone Vesentini) C’è un luogo, a Verona che forse più di altri racconta il rapporto tra la città e le proprie (mancate) opportunità: l’Arsenale austriaco. Un complesso straordinario, costruito tra il 1854 e il 1861, pensato come cuore logistico e produttivo dell’Impero. Un’opera di architettura militare di grande valore, oggi di proprietà pubblica che da oltre 30 anni attende una destinazione definitiva.

Recentemente ho avuto modo di visitare realtà come l’Apple Market di Covent Garden a Londra e ne sono restato colpito. Un ex spazio coperto, recuperato e trasformato in un luogo vivo: commercio, artigianato, ristorazione, cultura, musica. Un punto di incontro quotidiano per residenti e turisti, capace di generare economia e identità allo stesso tempo.

Mi è inevitabile quindi, tornando a Verona, pensare all’Arsenale.

Perché anche qui esistono le condizioni per un progetto di pari valore: posizione centrale, spazi ampi, storia, identità. Eppure, a distanza di decenni dalla dismissione dell’area nel 1994, l’Arsenale rappresenta ancora una delle più evidenti occasioni mancate della città.

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L’Arsenale visto dall’alto

Tante idee, ma l’Arsenale è ancora lì inutilizzato

Negli anni non sono mancate le idee. Dalla proposta di ospitare il comando provinciale dei Carabinieri, fino al progetto internazionale di David Chipperfield che avrebbe potuto collocare Verona al centro del dibattito architettonico europeo. Successivamente, tentativi di partenariato pubblico-privato hanno cercato di rendere sostenibile il recupero, immaginandone una funzione mista tra cultura e attività economiche.

Tutti percorsi che, per ragioni diverse, non hanno trovato compimento.

Oggi, grazie alle risorse del PNRR, una parte del complesso è finalmente interessata da lavori di riqualificazione. È un segnale importante ma non sufficiente. Il rischio è quello di intervenire solo su porzioni dell’area, senza alcuna visione unitaria capace di restituire all’Arsenale un ruolo centrale nella vita della città.

Uno spazio come l’Arsenale potrebbe diventare un motore straordinario per il commercio di qualità per la ristorazione e per l’artigianato locale,  Un manufatto in grado di offrire ai veronesi un nuovo luogo di incontro e ai turisti un’esperienza autentica, legata all’identità del territorio
Come rappresentante delle imprese del commercio sento la responsabilità di sottolineare quanto sia importante non perdere ancora questa occasione. Verona ha tutto per trasformare l’Arsenale in un luogo vivo. La domanda, oggi, non è più se sia possibile ma se siamo davvero pronti a volerlo.