Rubati alle aziende i 2/3 dei crediti ed escluso il fotovoltaico
(a.z.) Il Consiglio dei Ministri, presieduto da Giorgia Meloni, ha approvato un pacchetto di provvedimenti che spaziano dalla fiscalità all’energia, dalla sanità alle autonomie regionali.
Al centro della riunione, il nuovo decreto-legge fiscale:un vero e proprio colpo basso per l’industria italiana, insieme a interventi su mercati energetici e accordi internazionali, proposto dalla premier, insieme al ministro dell’Economia Giorgetti. Proprio lui aveva dichiarato pubblicamente a Verona alla presenza degli imprenditori scaligeri, che nessuno sarebbe rimasto indietro e che “questo è un impegno dello Stato e chiaramente lo Stato lo deve mantenere”.
Oggi invece non mantiene l’impegno e riduce il credito d’imposta della 5.0 al 35% del valore richiesto nel limite di 537 milioni per le imprese il cui investimento risponde tecnicamente ai requisiti, ma solo per gli investimenti in beni strumentali di cui agli Allegati A e B, escludendo completamente il fotovoltaico.
In buona sostanza le aziende che hanno aderito al Piano 5.0 dopo il 7 novembre si trovano nella migliore delle ipotesi a prendere il 15% di credito d’imposta anziché il 35%, 40% o 45% previsto dalla normativa.

Chiaramente questo causa un grosso problema alla tenuta del tessuto industriale, asse portante del benessere dell’Italia, ma soprattutto mina la fiducia delle imprese nello Stato e tradisce quel patto fondamentale tra aziende e Nazione, per cui è necessario avere comunità d’intenti e di visione per essere competitivi sui mercati globali.
Un decreto devastante
La decisone è devastante, e il governo si dovrà preparare ora a una forte battaglia politica con tutte le associazioni di categoria e di produttori, perché si rischia di arrecare un danno significativo all’intera industria italiana e di conseguenza al paese, perché mancando i crediti programmati, alcune aziende potrebbero andare in crisi di liquidità con conseguenti fallimenti e licenziamenti a catena.
Il governo ha, comunque, inserito la possibilità di un rafforzamento delle risorse in fase di conversione, ma sembra il classico contentino che non si tradurrà in realtà, nonostante già mercoledì sia previsto un tavolo con le imprese, che si prospetta molto teso.
Sempre nel decreto fiscale, per quanto riguarda, invece, l’iper ammortamento c’è stata l’eliminazione del vincolo UE per i beni strumentali, ma non per i beni destinati alla produzione di energie rinnovabili. Un piccolo passo, ma comunque utile in ottica futura.
Inoltre il governo ha avviato l’attuazione della direttiva europea sui mercati energetici, su proposta del ministro Gilberto Pichetto Fratin e del ministro per gli Affari europei Tommaso Foti.
Il provvedimento introduce un quadro normativo per lo sviluppo dell’idrogeno e dei gas rinnovabili e maggiore trasparenza nelle bollette, tutele rafforzate per i clienti vulnerabili e nuovi poteri per l’Autorità di regolazione energia (ARERA), con obiettivo dichiarato di accelerare la transizione energetica e rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti.
Anche qui però la normativa lascia spazio ad ampie lacune e a grosse problematiche, dato che molti settori industriali, tra cui il marmo, sono stati esclusi dalla lista dei soggetti energivori, che beneficiano di tariffe agevolate sul costo dell’energia, causando non poche preoccupazioni tra gli operatori e gli imprenditori.
Basta sciacquare in guerre i soldi degli italiani
In un momento di crisi internazionale, di caro energia e di calo delle produzioni e dei fatturati, le scelte del governo appaiono inadeguate e ulteriormente destabilizzanti poiché non permettono alle aziende la corretta programmazione degli investimenti e questo, a cascata, causa una perdita di fiducia nell’economia e nello Stato.
Occorre fare di più. Sebbene le risorse siano poche si poteva far meglio e soprattutto è giunto il momento, ormai non più rinviabile, di mettere prima l’interesse nazionale italiano rispetto a quello europeo, perché altrimenti le pessime conseguenze le pagheremo noi italiani.
E soprattutto basta con lo scialacquamento dei soldi degli italiani in guerre che non ci competono e ci arrecano soltanto danni!
