(Paola Franceschelli) La decisione dell’Italia di negare agli Stati Uniti l’uso della base di Naval Air Station Sigonella per i bombardieri diretti sull’Iran non è un incidente diplomatico né un gesto ostile, ma un passaggio politico che vuol chiarire il ruolo che il governo Meloni intende giocare nello scenario internazionale segnato da forti tensioni.

Tutto nasce da alcuni voli militari statunitensi diretti verso il Medio Oriente nell’ambito della guerra scatenata assieme a Israele control’Iran per i quali prevedevano uno scalo in Sicilia. Ma il piano non era stato autorizzato preventivamente dalle autorità italiane ed è stato comunicato quando gli aerei erano già in volo. Dettaglio tutt’altro che secondario perché gli accordi che regolano l’utilizzo delle basi americane in Italia prevedono che le operazioni non puramente logistiche, soprattutto se legate a contesti di guerra, debbano ricevere un via libera politico esplicito da parte del governo italiano.
È proprio su questo punto che è intervenuto Crosetto disponendo il divieto di utilizzo della base una scelta che si inserisce pienamente nel quadro delle prerogative italiane e che non rappresenta una rottura con Washington ma il rispetto di regole condivise nel tempo.
Sigonella pur essendo una struttura fondamentale per le operazioni NATO, resta a tutti gli effetti una base situata sul territorio italiano e quindi soggetta alla sovranità nazionale.

Il governo ha infatti chiarito fin da subito che i rapporti con gli Stati Uniti restano solidi e collaborativi e che la decisione non mette in discussione l’alleanza atlantica ma al contrario ne ribadisce il funzionamento corretto basato su coordinamento e autorizzazione reciproca in un contesto internazionale sempre più instabile dove ogni movimento militare assume un significato politico oltre che strategico
In questo senso il caso Sigonella va letto come segnale che l’Italia non intende sottrarsi ai propri impegni internazionali, ma allo stesso tempo non accetta automatismi soprattutto quando si tratta di operazioni che potrebbero implicare un coinvolgimento diretto o indiretto in un conflitto. Il messaggio è chiaro: alleanza sì ma nel rispetto della propria autonomia decisionale. Una linea che oggi il governo Meloni sembra voler ribadire in uno scenario globale sempre più complesso e imprevedibile.
