La ritorsione europea per aver accettato la Russia tra gli espositori
(Paolo Danieli) Ha avuto conseguenze la decisione del presidente della Biennale d’Arte di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, di ‘cantare fuori dal coro’ del conformismo occidentalismo ammettendo alla prestigiosa mostra la Russia, peraltro proprietaria del padiglione eretto a suo tempo con tanto di insegna “RUSSIA”. L’Unione Europea gli ha fatto sapere che intende recedere dal finanziamento di 2 milioni di euro normalmente destinato alla Biennale per punizione in quanto avrebbe -secondo la logica di Bruxelles- interrotto lue sanzioni a Mosca.
Per fortuna c’è ancora qualcuno capace di ragionare con il suo cervello. Questo è stato il governatore del Veneto Alberto Stefani che così ha dichiarato:
Stefani attacca l’Ue
“Sono in contatto con Pietrangelo Buttafuoco, di cui apprezzo l’indipendenza e il coraggio nel difendere le ragioni dell’arte e della cultura . In un mondo segnato da violenze, è doveroso preservare l’arte e favorire momenti di confronto culturale, che possano diventare occasioni per creare ponti, specie quando la diplomazia ufficiale fatica a trovare soluzioni – prosegue Stefani -. Per questo trovo inaccettabile la posizione dell’Unione Europea nei confronti della Biennale di Venezia, che dal 1895, attraversando epoche, ideologie, regimi e sistemi politici diversi, accoglie espressioni artistiche di tutti i popoli.

Di fronte ai gravi conflitti che feriscono il mondo, l’impressione è che Bruxelles, invece di assumere un ruolo da protagonista nella mediazione internazionale, sia confinata ai margini delle trattative e, piuttosto, si accanisca ora contro gli artisti, ora contro gli sportivi – insiste -. Da presidente della Regione del Veneto, mi appello a tutti gli europarlamentari italiani: difendano la principale istituzione culturale del nostro Paese da quello che si configura come un vero e proprio ricatto. La pace non si costruisce attraverso la censura – conclude – e la libertà non si difende limitandola. La Biennale non è un problema da gestire, ma uno spazio di confronto da difendere”.
Meno male che qualcuno si ribella alla dittatura del Pensiero Unico.
