(Orazio Albanese) Israele ha istituito un tribunale speciale per giudicare “i terroristi”. I processi dovrebbero iniziare in ottobre. Non ci vuole molto a immaginare come andrà a finire. E’ prevista anche la pena di morte.
I terroristi seminano morte. Non c’è da meravigliarsi se uno stato li ripaga della stessa moneta. Israele se li va a cercare e li uccide, anche se deve buttar giù un palazzo con dentro persone che non c’entrano niente: non si fa nessun problema. 

Come a Gaza, in Libano, in Siria, in Iran e in altri posti che, almeno per ora, non è dato di sapere. Il tutto nella completa impunità e con il tacito consenso del mainstream. Quasi che il colpire un “terrorista” sia un fine che giustifica qualsiasi mezzo. Anche passare sopra al diritto internazionale ed alle più semplici norme etiche e morali.

In occidente i governi tacciono e girano la testa da un’altra parte. L’opinione pubblica, narcotizzata dalla propaganda, derubrica assassinii e stragi a fatti di cronaca che non la riguarda. In fin dei conti, pensa, si tratta di terroristi. E si ferma lì.

Che cosa significa la parola “terrorismo” da cui “terrorista”

La definizione del dizionario Treccani:

«L’uso della violenza illegittima, finalizzata ad incutere terrore nei membri di una collettività organizzata e a destabilizzare o restaurarne l’ordine, mediante azioni quali attentati, rapimenti, dirottamenti aerei e simili; possono farvi ricorso si gruppi, movimenti o formazioni di vario genere ( ma anche individui isolati), che vogliono conseguire mutamenti radicali del quadro politico-istituzionale, sia apparti, istituzionali o deviati, di governo interessati a reprimere il dissenso interno e a impedire particolari sviluppi politici».

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La definizione dell’Enciclopedia Italiana: 

« Il termine terrorismo viene in genere riferito ad azioni orientate ad acquisire potere politico, attraverso un uso della forza considerato come estremo, che ha l’effetto psicologico di diffondere il terrore tra alcuni gruppi della popolazione. Il concetto resta comunque ambivalente, essendo utilizzato per descrivere fenomeni storicamente molto diversi: dalle uccisioni dei sovrani in congiure di palazzo all’uso di violenza politica su larga scala durante le lotte di liberazione nazionale, ma anche dagli attentati compiuti da individui isolati a quelli condotti da apparati statali (t. di Stato).

Soprattutto dopo la Seconda guerra mondiale il t. è stato considerato come una forma grave di violenza, orientata a spargere il terrore con l’impiego dei mezzi di comunicazione di massa. Il tema della definizione del t. è stato affrontato anche dal diritto internazionale, senza che tuttavia si sia riusciti a trovare un accordo sull’individuazione di un confine tra t. e resistenza, il primo considerato come criminale, la seconda invece come legittima. Anche gli studi di taglio storico o sociologico sul t. lamentano la difficoltà di trovare una definizione accettata del fenomeno, ricordando che il termine terrorismo viene frequentemente riservato a quelle lotte di liberazione che falliscono, resistenza invece a quelle che hanno successo». .

Giocano sulla parola “terrorista”

Ed è proprio su questo che giocano i media e Israele che definiscono “terroristi” i palestinesi che  combattono per liberare la Palestina da coloro che l’hanno occupata.
Invece quegli ebrei che con gli stessi metodi avevano ottenuto la creazione dello stato d’Israele vengono considerati patrioti. Se oggi Hezbollah viene definita un’organizzazione terroristica, l’Haganah, che preparò con violenze, assassini ed attentati la costituzione di Israele, viene considerata un “esercito di liberazione”, tanto che alcuni dei suoi combattenti, come Yitzak Rabin, Ariel Sharon, Moshe Dayan sono assurti ai massimi livelli dello stato ebraico.

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La logica di Brenno

Anche sull’utilizzo del termine “terrorista” si applica la logica di Brenno: è il vincitore che scrive la storia e qualifica le azioni dello sconfitto.
Ecco allora che gli attentatori che nel 1944 a Roma misero una bomba in via Rasella che causò 35 morti e 64 feriti sono definiti “partigiani” e non “terroristi” per il semplice fatto che combattevano la guerra di liberazione andata a buon fine. 

Tutte le guerre di liberazione si svolgono necessariamente con metodi diversi da quelli delle forze armate regolari. I partigiani, che tra il 1943 e il 1945 combattevano contro i militari della Rsi e della Germania, allora erano considerati dei terroristi o “banditen”. Dopo il 25 aprile divennero patrioti ed eroi.
Lo stesso accadde per i Vietcong, che in Vietnam lottavano per la libertà del loro paese contro il governo fantoccio di Saigon e gli americani o i “Barbudos” di Fidel Castro e Che Guevara che a Cuba spodestarono il dittatore Batista. Prima terroristi, dopo patrioti. E di esempi se ne potrebbero fare molti altri.

E’ giusto chiamare terroristi i Palestinesi?

Allora, tornando alla questione palestinese, sorge spontanea la domanda: è giusto chiamare “terroristi” coloro che combattono per tornare ad essere padroni a casa propria?
Terrorista è sono certamente chiunque e con qualsiasi scopo semina terrore fra la gente, com’è accaduto a Parigi al Bataclàn o a Nizza sulla Promenade des Anglais o a Modena pochi giorni fa. Ma i combattenti palestinesi che attaccano gli occupanti israeliani per liberare la loro patria sono qualcosa di molto diverso. Su questo ogni uomo libero dovrebbe riflettere.

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E’ lecito distruggere un palazzo con chi c’è dentro per colpire un”terrorista”?

Ma c’è dell’altro. Ammesso e non concesso che di “terroristi” si tratti, è ammissibile che Israele, se viene a sapere che uno di loro si trova in un certo palazzo di una certa città, per eliminarlo lo bombardi uccidendo lui e tutti quelli che ci sono dentro, uomini, donne e bambini che non c’entrano niente? 
Seguendo questa logica aberrante, visto che Israele lo fa in Libano, in Siria o dove capita, se al Mossad risultasse la presenza di un “terrorista” in un edificio di Verona, dovremmo accettare che ci tirino un missile in testa nella nostra città?

E’ facile girasi dall’altra parte quando i soprusi vengono compiuti lontano. Soprattutto se a compierli sono gli appartenenti ad un popolo che si considera “eletto” e per questo al di sopra di tutte le leggi, Più difficile se la cosa ci dovesse toccare da vicino. 

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Nel Mediterraneo son tornati i pirati

Ma ormai pare la prepotenza di Israele dilaga. Da qualche mese ha cominciato anche a considerare il Mediterraneo roba sua. In barba al diritto internazionale la sua marina ebraica abborda le imbarcazioni altrui con veri atti di pirateria, sequestra gli equipaggi e li trattiene illegalmente commettendo violenze anche sulle donne.
E’ il caso della Flotilla. Un caso rivelatore dato che quelle sequestrate dagli israeliani sono tutte persone pacifiche, disarmate e innocue. Se qualcuno aveva ancora qualche dubbio questa è la dimostrazione che quella di colpire il terrorismo è solo una ridicola giustificazione per legittimare il disegno espansionista dello stato ebraico di sottomettere tutto il Medio Oriente, dal Nilo all’Eufrate. Come dichiarato dalla sua bandiera.

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