(Angelo Paratico) “I Romani credevano che Roma fosse il centro del mondo, ma gli Iraniani infransero quest’illusione; la campagna di Filippo l’Arabo contro i Sasanidi si concluse con una pace alle condizioni di Sapore I, e l’imperatore fu costretto a fare i conti con la realtà.” Questo è il tweet del 24 maggio postato dal portavoce del ministero degli Esteri iraniano Ismail Baghaei, citato dall’agenzia iraniana Isna. Il riferimento è agli americani e all’imperatore Donaldus Trumpus.

L’imperatore romano Gordiano III fu costretto a intervenire in Persia per riprendersi i territori perduti, iniziò una nuova campagna contro Sapore I nella primavera del 243, ma la morte improvvisa dello stesso imperatore, forse assassinato su istigazione del prefetto del pretorio Filippo l’Arabo, portò alla cessazione delle ostilità. La pace fu siglata, questa volta con un trattato molto oneroso per i Romani, con il pagamento di ben 500.000 denari, una somma enorme. Il ritiro delle armate romane portò allo status quo ante le campagne di Ardashir degli anni 237-241, e a una pace che durò per otto anni, fino al 252. Tornarono così sotto il controllo romano parte della Mesopotamia settentrionale fino a Singara, al punto che Filippo si sentì autorizzato a fregiarsi del titolo di Persicus maximus.

Pochi sanno che Marco Giulio Filippo Augusto (in latino: Marcus Iulius Philippus Augustus), meglio noto come Filippo l’Arabo, morì a Verona nel 249. Sappiamo poco di lui e del suo regno durato cinque anni e mezzo, ma fu lui che celebrò il millennio dalla fondazione di Roma e fu, forse, il primo imperatore cristiano.
Dovette combattere vari usurpatori. Nel periodo del suo regno scoppiarono una serie di rivolte in Oriente: un certo Marco Iotapiano si scatenò contro il governo oppressivo e la tassazione troppo elevata nei territori governati dal fratello di Filippo, Prisco in Mesia ed in Pannonia; Tiberio Claudio Marino Pacaziano fu acclamato imperatore dalle truppe; ed infine fu la volta di altri due usurpatori, Silbannaco in Gallia, la cui rivolta fu sedata dal futuro imperatore Decio.
A Roma, Filippo, venuto a sapere della proclamazione di Decio, da lui inviato come suo rappresentante per sottomettere i rivoltosi, decise di riunire le sue legioni e marciargli contro. I due eserciti si scontrarono presso Verona, all’inizio dell’estate del 249. Decio riuscì a battere Filippo. L’imperatore morì sul campo di battaglia, forse per mano dei suoi stessi soldati, desiderosi di ingraziarsi il nuovo imperatore.

Quando la notizia del suo rovescio raggiunse Roma, Severo Filippo, l’erede undicenne di Filippo, già nominato Cesare, fu a sua volta assassinato, sgozzato dalla guardia pretoriana.
