(di Francesca Romana Riello) Quarant’anni di Grande Teatro: otto spettacoli, alcuni tra gli interpreti più autorevoli del teatro italiano e una campagna abbonamenti che prenderà il via il 14 luglio con i rinnovi. Il Teatro Nuovo si prepara ad accogliere la quarantesima edizione del Grande Teatro, la rassegna promossa dal Teatro Stabile di Verona – Centro di Produzione Teatrale, che dal 1986 rappresenta uno degli appuntamenti più consolidati della stagione culturale cittadina.
Quarant’anni nei quali sul palco veronese si sono alternati alcuni dei protagonisti della prosa italiana, contribuendo a fare della rassegna un punto di riferimento per gli appassionati e uno degli appuntamenti più attesi dell’autunno e dell’inverno teatrale.
La stagione 2026-2027, curata dal direttore artistico Fabrizio Arcuri, attraversa i grandi classici senza rinunciare alla drammaturgia contemporanea. Shakespeare, Goldoni, Pirandello e Brecht dialogano con autori di oggi in un cartellone che ruota attorno ai temi del potere, della guerra, della memoria e delle relazioni umane, mantenendo uno sguardo costante sul presente.

Grande Teatro, il cartellone dei quarant’anni
Ad aprire la stagione, dal 27 ottobre al 1° novembre, sarà “Una delle ultime sere di Carnovale” di Carlo Goldoni, con la regia di Valerio Binasco. Un testo che racconta amicizie, partenze e nostalgia attraverso il tramonto di un mondo destinato a cambiare.
Dopo l’apertura affidata a Goldoni, novembre porterà al Teatro Nuovo Lunetta Savino nei panni della protagonista di “Madre Coraggio” di Bertolt Brecht, mentre a dicembre tornerà Silvio Orlando con “Il berretto a sonagli” di Luigi Pirandello.
Il nuovo anno inizierà con Stefano Massini, autore e interprete de “Lo Zar”, monologo dedicato all’ascesa politica di Vladimir Putin. A febbraio spazio invece a Luca Marinelli con “La Cosmicomica vita di Q”, ispirata all’universo narrativo di Italo Calvino, e a Stefano Accorsi, protagonista di “Nessuno. Le avventure di Ulisse”, una rilettura dell’Odissea che sposta il racconto dall’epica alla dimensione più intima dell’eroe.
A marzo saliranno sul palco Elio Germano e Teho Teardo con “La guerra com’è”, spettacolo ispirato al pensiero di Gino Strada, mentre la chiusura della stagione sarà affidata a Vinicio Marchioni, protagonista di “Riccardo III” di William Shakespeare.
Per l’assessore alla Cultura Marta Ugolini, il quarantesimo anniversario della rassegna rappresenta l’occasione per ribadire il ruolo della cultura come luogo di partecipazione e confronto. L’obiettivo, spiega, è continuare a offrire una programmazione capace di parlare al presente e di fare del teatro uno spazio nel quale la comunità possa riconoscersi e riflettere.
Arcuri, immagina un teatro che rinunci alle mediazioni e si affidi al rapporto diretto con lo spettatore. Classici e contemporanei convivono senza gerarchie, accomunati dal desiderio di raccontare le inquietudini del nostro tempo. Una visione condivisa anche dal direttore artistico del Teatro Stabile di Verona – Fondazione Atlantide, Piermario Vescovo, che definisce la stagione un cartellone ricco e articolato, capace di alternare grandi autori e nuove scritture affidandosi a interpreti e registi di primo piano.

Abbonamenti dal 14 luglio
La campagna abbonamenti partirà martedì 14 luglio con la fase dedicata ai rinnovi, aperta fino al 14 settembre. Dal 21 settembre al 13 ottobre sarà invece possibile sottoscrivere i nuovi abbonamenti, mentre i biglietti per i singoli spettacoli saranno messi in vendita dal 15 ottobre.
Tra le novità della stagione c’è il super abbonamento, che consentirà di acquistare insieme il Grande Teatro e “Divertiamoci a Teatro” con una formula agevolata riservata a chi sceglierà entrambe le rassegne.
Gli abbonamenti saranno disponibili alla biglietteria del Teatro Nuovo e al Box Office, mentre i biglietti per i singoli spettacoli potranno essere acquistati anche online. Per il Grande Teatro sarà una stagione dal significato particolare: quarant’anni dopo la prima edizione, la rassegna torna a puntare sui grandi interpreti e su testi che, pur appartenendo a epoche diverse, continuano a interrogare il presente.

