(di Francesca Romana Riello) Gravidanza dopo i 49 anni: uno studio firmato da Beatrice Crestani, ginecologa e ricercatrice dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, individua nei 49 anni una soglia clinicamente significativa per le gravidanze ottenute con ovodonazione: oltre quell’età il tasso di gravidanza per singolo trasferimento di embrione scende al 42,6 per cento, aumentano gli aborti e diminuiscono i bambini nati vivi. Il dato mette in discussione l’idea che l’ovodonazione possa, da sola, azzerare l’orologio biologico della donna che porta avanti la gravidanza.
La ricerca è stata presentata al congresso Eshre 2026 di Londra, dove ha ricevuto il premio per la migliore presentazione orale nelle Scienze mediche, ed è stata pubblicata su «Human Reproduction». I risultati hanno avuto risonanza internazionale: sono stati ripresi anche dalla BBC, che ha intervistato la ricercatrice veronese.
Crestani lavora nell’Unità di Procreazione medicalmente assistita di Borgo Trento, diretta da Rossana Di Paola. Lo studio è stato realizzato insieme a Mauro Cozzolino, direttore della clinica IVI di Bologna, e ha preso in esame 2.760 trasferimenti di embrioni effettuati su 1.774 donne sottoposte a ovodonazione tra marzo 2021 e dicembre 2024.
Quattro fasce d’età sotto osservazione
Le pazienti sono state divise in quattro gruppi: tra i 35 e i 40 anni, tra i 41 e i 45, tra i 46 e i 49 e oltre i 49 anni. I ricercatori hanno confrontato il tasso di gravidanza e quello di natalità, il numero degli aborti e le caratteristiche dell’endometrio, cercando di capire quanto l’età della donna continuasse a pesare anche quando gli ovociti utilizzati provenivano da donatrici giovani.
Per molti anni si è pensato che l’invecchiamento riproduttivo dipendesse soprattutto dalla qualità degli ovociti e che, sostituendoli con quelli di una donatrice giovane, fosse possibile ridurre quasi completamente l’effetto dell’età materna. La ricerca suggerisce invece un quadro più complesso: nelle donne tra i 35 e i 40 anni il tasso di gravidanza per singolo trasferimento di embrione è del 54 per cento; sopra i 49 anni scende al 42,6 per cento. Anche la percentuale di bambini nati vivi diminuisce, passando dal 46,2 al 31,7 per cento, mentre gli aborti salgono dal 24,2 al 37,6 per cento.
Una differenza che comincia a diventare evidente già dopo i 46 anni e che porta i ricercatori a individuare nei 49 anni una soglia clinicamente significativa.

Gravidanza dopo i 49 anni, cosa cambia
Considerando l’insieme degli embrioni disponibili per ciascuna paziente, il quadro resta però più favorevole: il tasso cumulativo di nati vivi raggiunge l’80 per cento tra i 35 e i 40 anni e rimane al 62,5 per cento nelle donne sopra i 49 anni, con una media di quattro embrioni. «Si tratta quindi di risultati ancora molto incoraggianti», sottolinea Crestani.
«L’ovodonazione migliora in modo sostanziale le probabilità di successo, ma non sembra azzerare del tutto l’effetto dell’età materna», spiega la ginecologa. A entrare in gioco potrebbero essere anche l’utero e l’endometrio, oltre a meccanismi biologici, immunologici ed epigenetici legati all’avanzare dell’età e capaci di influire sull’impianto dell’embrione e sul mantenimento della gravidanza. Aspetti che, precisa la ricercatrice, dovranno essere approfonditi con nuovi studi.
A Verona il trattamento fino ai 50 anni
In Veneto l’ovodonazione è accessibile fino al compimento del cinquantesimo anno di età ed è una possibilità per le donne con insufficienza ovarica, in età riproduttiva avanzata o con una precedente storia oncologica. Verona è anche centro di Oncofertilità e segue pazienti che devono affrontare terapie potenzialmente in grado di compromettere la capacità riproduttiva.
«È fondamentale garantire un counselling accurato e personalizzato, basato sulle migliori evidenze scientifiche, affinché ogni coppia possa prendere decisioni consapevoli e con aspettative realistiche», spiega Rossana Di Paola, direttrice dell’Unità di Procreazione medicalmente assistita.
I risultati dello studio, dunque, non ridimensionano il ruolo dell’ovodonazione, ma aggiungono un elemento da considerare nel momento in cui una donna intraprende questo percorso. Gli ovociti giovani aumentano le possibilità di successo, ma l’età di chi porta avanti la gravidanza continua ad avere un peso. Ed è proprio su questo che, secondo le specialiste veronesi, deve essere costruito un percorso di informazione capace di tenere insieme opportunità concrete e aspettative realistiche.

