Sono sempre meno quelli che comprano il giornale e stanno scomparendo
(Claudio Beccalossi) La Federazione Nazionale Stampa, il 20 gennaio 2026, ha diramato sul proprio portale quanto pubblicato, nello stesso giorno, sul sito web dell’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle COMunicazioni) riguardo ai dati sull’editoria contenuti nel suo Osservatorio sulle comunicazioni.

I risultati, relativi ai primi 9 mesi del 2025, hanno confermato ancora l’andamento negativo e lo stato di crisi (in corso ormai da anni) del settore quotidiani, sia del cartaceo che del formato digitale. Sono emersi un moderato calo su base annua dei giornali nazionali, una preoccupante diminuzione delle testate locali ed economiche ed una tenace resistenza di quelle sportive. Si sono comunque barcamenati i gruppi editoriali Cairo-RCS (player leader), Gedi, Caltagirone e Monrif, principali protagonisti sul mercato.

Lo specifico comparto tira ancora a campare grazie a finanziamenti di Stato e pubblicità, ma non certo per i ridimensionati incassi da parte di abbonati e lettori. Fino a quando?
Le conseguenze (che appaiono irreversibili) hanno già coinvolto i punti vendita fisici (chioschi, esercizi nelle vie, in centri commerciali ecc.). A causa del calo degli acquirenti di giornali cartacei, anche a Verona molte edicole hanno dichiarato débâcle dicendo addio a malincuore all’attività che iniziava sempre di buon mattino.
Costituivano l’ultima boccata di scelta sfogliabile a proprio piacere, dal piacevole odor di stampa, rispetto all’avanzata arrogante ma vincente del “nuovo mondo” social media, dei giornali online e delle piattaforme informative d’immediatezza temporale e/o breaking news.
Oggi l’assetto pratico di certe strutture adibite alla rivendita di pubblicazioni varie, spento definitivamente l’umiliante e minimale business almeno di sopravvivenza, storpiano l’assetto urbano come un fallimentare monito ai posteri.
Riconvertire le edicole o distruggerle?
I punti vendita della stampa cartacea nel degrado si trovano spesso in contesti sfrontatamente visibili e, quindi, d’imbarazzo pubblico che nessun accorto (istituzionale o privato) si sogna di risolvere, anche con un’eventuale riconversione d’utilizzo (punti informativi periodici o stagionali su programmi di eventi, mostre, spettacoli, fiere, di promozione turistica o quant’altro).
Oppure smantellando definitivamente questi manufatti leggeri prefabbricati, nella lenta corrosione inquinante e nell’instabilità pericolosa per la sicurezza.

Due esempi in zone nevralgiche, brutti biglietti da visita in aree ad alta frequentazione?
Davanti a Veronafiere, in viale del Lavoro (accanto, tra l’altro, ad uno sconcio cumulo di rifiuti, addossato all’ex mercato ortofrutticolo, “protetto” da un massiccio cancello metallico chiuso a chiave) ed al policlinico “Gian Battista Rossi”, in piazzale Ludovico Antonio Scuro, in Borgo Roma.
Casi clinici d’incuria sfacciata…
