(E.D. Dall’Ora) Per i Cristiani è impossibile lasciarsi influenzare dalla credenza mitologica che vedeva il mondo sotterraneo abitato dai morti nero, scuro senza sbocchi, governato dallo spietato dio Ade, il quale si dilettava a rapire i vivi e introdurli nell’oltretomba, mondo del quale era re assoluto. Per i Cattolici l’anima è immortale e il corpo o quanto resta del corpo dopo la cremazione è pensiero comune che debba riposare in un luogo sicuro, accogliente che garantisca Silenzio e Pace. Sono proprio i parenti, gli amici, le persone vicine a quanti muoiono che affidano al Camposanto i loro cari. E proprio in questo luogo avviene l’ultimo addio.

Il dolore struggente di questo momento di commiato segnerà per sempre la vita di chi resta. Si certo, rimangono i ricordi, l’affetto dato e quello ricevuto, ma manca quello che per l’uomo è fonte di vita: il contatto umano. Con le visite al Camposanto, accendendo un lumino o solo cambiando l’acqua al vasetto attaccato al loculo o sulla lapide, riempito di fiori giorni prima si crea un contatto quasi umano o perlomeno di continuazione di quel rispetto che si aveva quando i defunti erano in vita. Sembra inutile sottolineare l’importanza di un Camposanto, ma i fatti ci dimostrano il contrario.
II Camposanto di Quinzano
Al Camposanto di Quinzano si può ammirare la pulizia e l’ordine, ma per portare onore ai propri cari le persone non più giovanissime o con qualche disabilità devono sempre essere accompagnate perché è impossibile gestire le scale in alluminio o metallo che permetterebbero di raggiungere i loculi dalla terza fila in su. Non si possono usare. Quella alta, alta, pesantissima solo giovani palestrati possono posizionarla davanti la fila di loculi dove può riposare un nostro defunto. Il peso e la difficoltà di spostarle nonostante siano fornite di ruote è impossibile, quindi chi ha persone care al Camposanto di Quinzano deve sempre programmare la visita escludendosi così quella voglia del tutto melanconica e tenera che prende all’improvviso per andare a visitare un proprio caro.

E’ solo un problema tecnico che crea disagio? No è un problema tecnico che crea un sentimento di impotenza e a volte sensi di colpa nelle signore anziane rimaste vedove che vorrebbero e ne hanno il diritto, di porre un fiore, appoggiare leggermente una mano sul loculo come segno di legame con il proprio amato anche se defunto, ma non possono raggiungerlo a causa dell’enorme e disagevole scala. Non si tratta solo di un gesto fisico, ma di una serie di sentimenti ed emozioni che perpetua il legame con il proprio amato e li fa sentire ancora indispensabili e vicine.
Inizi del 1800: nasce I’idea di un luogo separato
Sembra che risalga a Napoleone Buonaparte l’attuazione di un luogo destinato alle sepolture tanto che a Sant Cloud il 12 giugno 1804 firmò un Editto col quale decise che le salme dovevano essere depositate in luoghi fuori dalle città e non più in fosse comuni o in ospedali o giardini. Le tombe e le lapidi, come ci si aspettava però dovevano essere tutte uguali.
Verona adottò in parte, anche per motivi sanitari l’idea, e nel 1828 acquistò 91.000 mq. di terreno fuori dalle Mura di Porta Vittoria. Il nostro illustre ingegnere Giuseppe Barbieri che dà il nome tuttora all’Edificio Comunale che domina piazza Bra iniziò pochi anni dopo in Campo Marzo, i lavori per la costruzione del Cimitero Monumentale di Verona. Il suo progetto, molto umano definiva che su ogni lapide di pietra fosse scalfito un numero che permetteva a parenti e amici di risalire a chi appartenesse ogni salma e nel caso di gente di Chiesa o Veronesi che si erano distinti era permesso ai loro cari costruire statue, monumenti e sculture. Oggi, opere d’arte.

Queste oggi testimoniano il ricco passato culturale, storico, religioso, pedagogico di Verona. L’elenco degli ospiti del Cimitero Monumentale di Verona è infinito e non si saprebbe in quale ordine riportare i nomi dei nostri illustri senza far torto a nessuno come Ettore Fagiuoli, Berto Barbarani, Ippolito Pindemonte, Umberto Boccioni, Don Nicola Mazza, Giulio Camuzzoni, solo per citarne alcuni. E tantissimi soldati che hanno combattuto per la Patria. Si dovrebbero prima o dopo devolvere parte delle Entrate Comunali a favore del restauro di alcune lapidi ingrigite e dimenticate con dediche di inestimabile valore scalfite nella pietra.
Il Cimitero Monumentale di Verona: luogo di Pace
Il Cimitero Monumentale di Verona è e deve restare oltre a luogo di culto per i credenti, un Museo. Un Museo a cielo aperto. E come in ogni Museo deve essere assicurata la pulizia, l’abbigliamento dignitoso dei frequentatori, l’intercedere ordinato, la voce sommessa. Davanti ad ogni fotografia, dedica, versi poetici o epici ci si fermi umilmente con rispetto e si rifletta, credenti o meno, su coloro che ci hanno preceduto e dato tanto. Si bandiscano schiamazzi esterni o presenze ingiustificate e di poco gusto. Si riporti l’ordine, si invochi il Silenzio. Il Silenzio che assicura la Pace Eterna.

