(Claudio Beccalossi) Sul sito di Agec (Azienda Gestione Edifici Comunali di Verona), il 9 marzo scorso, era stato preannunciato l’avvio dei lavori di manutenzione straordinaria dei loculi storici (risalenti soprattutto agli anni post 1910 ed iniziali del secondo dopoguerra) degli intercolunni del Cimitero Nuovo (al Monumentale). Espansione, iniziata nel 1910, che consentì il raddoppio dell’area cimiteriale originaria per soddisfare accresciute esigenze di inumazioni, conseguenti agli sviluppi demografici ed urbanistici. 

Reparti in manutenzione. 6

Il Cimitero monumentale primario, a sua volta, venne realizzato in stile neoclassico, tra il 1828 ed il 1844, su progetto dell’architetto Giuseppe Barbieri (1777-1838), portato a termine, dopo la scomparsa di Barbieri, dall’architetto Francesco Ronzani  (1802-1869). 

L’informativa di Agec sottolineava “che, per ragioni di sicurezza, alcune zone del Cimitero monumentale (Cimitero Nuovo) sono attualmente in fase di manutenzione”. Ed invitava “gli utenti a non effettuare alcun tipo d’intervento sulle sepolture interessate dai lavori”.

In effetti, chi visita o percorre la vasta parte indicata, s’è già ben accorto dell’opera di salvaguardia in atto che non è esagerato descrivere con l’aggettivo qualificativo… “ciclopica”. Basta osservare la lunga teoria di tombe puntellate da supporti in legno, procedura d’approccio conservativo e  precauzionale. 

Quanti, per affetto e ricordo familiari, studio specifico od interesse generico, s’accostano oggi alle nicchie sepolcrali, devono fare i conti con le “grate” lignee protettive che limitano parzialmente la visione d’ogni singolo insieme. È un fattore che non disturba più di tanto, un… peccato veniale del tutto perdonabile, considerati gli scopi di tutela del particolare patrimonio artistico, culturale ed umano di manufatti anche illustri.

Reparti in manutenzione. 15

Nelle ali in questione, infatti, sono molti i personaggi di rilievo, non solo in ambito locale, lì tumulati e che sarebbe bene rinverdire.

Alcuni stralci di memoria dalla biblioteca biografica tombale 

Umberto Boccioni (Reggio Calabria, 19 ottobre 1882 – Verona, 17 agosto 1916, pittore, scultore e scrittore, importante esponente del Futurismo, “Boccioni artista e soldato che alla Patria volontario sacrificò vita e gloria”). E sua madre, Cecilia Boccioni Forlani (1852-1927), defunta undici anni dopo il figlio, muta e paralizzata senza mai essersi ripresa dal doloroso trauma della morte del figlio, assistita dalla figlia Amelia che le dedicò il necrologio sulla lapide (“O mamma adorata la morte di tuo figlio che ti riposa accanto spense in te per due lustri moto e parola non lo spirito vegliante in tragico silenzio. Tua figlia”).

Umberto Boccioni e sua madre. 1

Umberto ritrasse Cecilia in ben 62 sue opere. Boccioni morì a 33 anni d’età all’Ospedale militare di Verona in seguito al ferimento subito, cadendo e sbattendo la testa, per l’imbizzarrirsi della cavalla che cavalcava, spaventata dal passaggio d’un autocarro, in località Sorte, a Chievo. I marmi riportano varie dediche e firme lasciate da autorevoli estimatori della capacità artistica di Umberto e da commossi compartecipi delle tragiche vicende personali che coinvolsero lui e la madre. 

Don Adolfo Bassi che fu, come recita l’epigrafe, “arciprete di S. Anastasia N. 20-9-1876 M. 25-4-1957”). Tenne un “eroico comportamento” nei drammatici momenti successivi al bombardamento aereo del 14 novembre 1915 (effettuato da 3 Tauber austriaci) su piazza Erbe che provocò 36 morti, tra deceduti subito e nei giorni seguenti, oltre a 28 feriti.

Per quanto si prodigò, ebbe encomi solenni dall’Ordinariato Militare e dal Municipio Socialista di Verona e fu insignito dell’onorificenza di Cavaliere Ufficiale della Corona d’Italia. Sul luogo stesso della caduta delle bombe (oggi piazzetta 14 Novembre, a lato di piazza Erbe) venne inaugurato, il 14 novembre 1920, il monumento commemorativo intitolato “La civiltà Italica”, realizzato dallo scultore Egidio Girelli (Sommacampagna, 4 gennaio 1878 – Verona, 30 aprile 1972): una figura femminile in abiti presumibilmente romani che alza una spada al cielo (da dove arrivò il lutto). Essendo a seno scoperto, fu denominata, in dialetto veronese, la Tetona (“la Tettona”).

Don Adolfo Bassi. 1

Originariamente senza epigrafi rievocative, vennero aggiunte nel 1926. Il basamento sancisce: “Qui nemico velivolo su placida vita d’inermi tra luci d’arte e di storia piovve barbaro fuoco / Compiuto l’eccidio XIV novembre MCMXV / Dedicato il bronzo XIV novembre MCMXX / Dal luogo sacro la Civiltà Italica arra di libertà e giustizia tende la spada”. Nel nome del parroco di Sant’Anastasia venne intitolato (ed andò avanti per circa quarant’anni) un Premio della bontà voluto e curato dal Circolo “Amici di don Bassi”, che invitava a segnalare casi esemplari e silenziosi d’altruismo, di solidarietà e di volontariato veronesi. 

Sempre attinente all’evento bellico del 14 novembre 1915, nelle aree in manutenzione straordinaria è individuabile la lastra marmorea che ricorda l’adolescente Arturo De Witt, deceduto due giorni dopo il suo grave ferimento nel funesto fatto. La lapide riporta: “Giovane sedicenne reciso nella primavera della vita in seguito a ferita riportata per l’incursione degli aeroplani nemici spirava l’anima nel bacio del Signore il XVI novembre MCMXV”.

Arturo De Witt. 2

   Altrettanto dolorosa e, per certi versi, assurda circostanza umana è quella che riguarda Spartaco Paganini, il cui marmo tombale in zona sintetizza: “Spartaco Paganini / N. 8 · 7 · 1911 M. 5 · 5 · 1945 / Volontario della libertà / caduto tragicamente / nel secondo Risorgimento della Patria / La moglie il piccolo Giorgio / La mamma i fratelli e tutti i suoi cari / ne piangono la fine immatura”.

Nel fatidico 5 maggio 1945 fece parte dei circa 5mila partigiani (o presunti tali) che sfilarono per le vie di Verona per poi accedere all’interno dell’Arena a consegnare le armi in dotazione, alla presenza di esponenti del comando alleato, tra cui il maggiore generale Edgar Erskine Hume della 5^ Armata americana ed il maggiore James M. Blackwell, governatore militare alleato di Verona.

Spartaco Paganini. 6

Una cerimonia voluta per togliere alla massa di ex combattenti quante più dotazioni belliche possibile, volendo scongiurare il proseguimento di atti di vendetta ed uccisioni arbitrarie. La cronaca riferì che, mentre un militare americano provvedeva ad accatastare le armi che gli venivano consegnate, partì involontariamente un colpo da qualcuna ancora carica che, purtroppo, causò la morte di Paganini. 

   Lo spoglio e dimenticato vano del pittore Guido Trentini (Verona, 9 ottobre 1889 – Verona, 30 novembre 1975). Passò dall’influsso post impressionista al decorativo, con una pittura più sintetica e simbolista. Dagli Anni Venti del secolo scorso i suoi lavori abbandonarono il cromatismo dei tempi giovanili maturando uno stile più fosco e scrupoloso.

S’aggiudicò il primo premio alla Biennale di Venezia del 1922 con l’opera “La Lettura” (ora al Museo Reale di Bruxelles). Nel 1924 venne nominato professore all’Accademia “Giambettino Cignaroli”, nel 1929 entrò nel Palazzo della Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente (noto in sintesi quale Palazzo della Permanente), edificio storico di Milano in via Filippo Turati 34, sede dal 1881 dell’omonima istituzione culturale.

Guido Trentini. 1

Nel 1935 partecipò alla Quadriennale di Roma, tornandovi altre due volte. Dopo la Seconda guerra mondiale, lasciato alle spalle un grave intervento chirurgico, Trentini si spostò a Milano, allestendo tre mostre personali nel lasso di tempo 1947-1951. Tra gli anni Cinquanta e Settanta realizzò anche ritratti femminili, nature morte e paesaggi, La morte avvenne a qualche anno dalla sua rivalutazione in un’esposizione artistico-collettiva del 1971 intitolata “Verona Anni Venti”, curata da Licisco Magagnato (Vicenza, 8 giugno 1921 – Venezia, 11 aprile 1987, storico e critico d’arte). 

Vittorio Vitturi, poeta dialettale. La lapide cita: “Riposo di Vittorio Vitturi insegnando e scrivendo cercò inculcare nel popolo l’amore a Dio, a la famiglia, a la patria N. il 10 marzo 1862 – M. il 23 novembre 1933”. L’ennesima luce di cultura che Verona ha accantonato… Al suo fianco giace la moglie, Maria Zenati (3 maggio 1865 – 18 marzo 1933). 

Vittorio Vitturi. 1

La stele di Beatrice Dall’Oca Bianca nata Resi (10 maggio 1821 – 6 marzo 1909), madre del noto pittore Angelo (Verona, 31 marzo 1858 – Verona, 18 maggio 1942). “O Madre adorata, o buona o cara o pura luce della vita nostra, a te, sempre a te, il devoto pensiero dell’anima nostra. Teresa e Angelo Dall’Oca Bianca”. L’opera del 1915 è di Tullio Montini (Verona, 23 febbraio 1878 – Verona, 30 marzo 1964, autore anche di altre sculture nel Cimitero monumentale dove lui stesso è inumato), su disegno di Angelo. 

Beatrice DallOca Bianca. 1

E, poi, tra figure insigni di artisti e militari dell’epoca, pure garibaldini, accomunati in un colpevole oblio: “Ravvolto nella camicia rossa riposa Raffaele Gianfranchi  Sottotenente dei Mille N. a Genova il 13-1-1841 M. a Verona il 21-11-1925” e “Qui riposa Cav. Cesare Zoppi dei Mille di Marsala morto il 17 settembre 1918 d’anni 74 La moglie inconsolabile pose”.

Cesare Zoppi. 5