Ma chi decide chi dev’essere ascoltato?
(Giorgio Pasetto) L’Hellas Verona ha annunciato l’avvio di un’indagine sul futuro del Bentegodi, coinvolgendo tifosi, abbonati, partner commerciali e rappresentanti del territorio. È un’iniziativa positiva, perché apre finalmente una fase di ascolto su un progetto destinato a incidere profondamente sulla città, ma proprio perché si parla di partecipazione, credo sia giusto porsi una domanda: se è il Club a scegliere chi consultare, possiamo davvero parlare di una partecipazione rappresentativa?
Il nuovo Bentegodi sarà più di uno stadio
Il nuovo Bentegodi sarà infatti molto più di uno stadio. Sarà una delle trasformazioni urbanistiche più importanti che Verona affronterà nei prossimi anni. Riguarderà naturalmente l’Hellas e i suoi tifosi, ma anche il quartiere, la mobilità, le attività economiche, lo sport cittadino, gli eventi e, più in generale, il futuro di un’area strategica della città. Per questo va apprezzata la scelta dell’Hellas di ascoltare la comunità prima della definizione del progetto. Il Club parla di raccolta di «pareri, esigenze e aspettative» e di un percorso «trasparente di ascolto e partecipazione attiva».

Una questione di metodo
Fin qui, benissimo, c’è però un passaggio che merita attenzione: sarà l’Hellas a contattare direttamente alcuni “gruppi chiave della comunità” invitandoli a compilare uno specifico questionario. Ed è qui che nasce la questione: chi decide chi deve essere ascoltato? Non è una questione di buona o cattiva fede. È una questione di metodo. Una consultazione può certamente essere costruita attraverso campioni e categorie, soprattutto se l’obiettivo è ottenere risultati statisticamente significativi. Ma allora sarebbe opportuno conoscere i criteri utilizzati: quanti saranno gli intervistati, come verranno scelti, quale sarà la composizione del campione e quale metodologia verrà adottata. Altrimenti rischiamo di confondere due concetti differenti: consultazione e partecipazione.
Un questionario sui siti dell’Hellas e del Comune?
Se scegliamo preventivamente chi può esprimersi, realizziamo una consultazione selezionata. Se vogliamo invece coinvolgere davvero Verona, dobbiamo permettere a Verona di partecipare. La soluzione potrebbe essere molto semplice: perché non pubblicare il questionario sul sito dell’Hellas e, auspicabilmente, anche sui canali istituzionali del Comune, rendendolo accessibile a tutti? Ogni partecipante potrebbe indicare il proprio rapporto con lo stadio e con la zona: residente del quartiere, cittadino veronese, abbonato, tifoso occasionale, commerciante, imprenditore, associazione sportiva, frequentatore dell’area o semplicemente cittadino interessato. I risultati potrebbero poi essere analizzati per categorie. Sapremmo così cosa chiedono i tifosi, cosa preoccupa i residenti, quali sono le priorità dei commercianti e quali aspettative hanno gli altri cittadini e soprattutto, quei risultati dovrebbero essere resi pubblici.
Una scelta urbanistica
Il nuovo Bentegodi non può essere considerato esclusivamente come la futura casa dell’Hellas Verona. Uno stadio contemporaneo cambia inevitabilmente la città che lo circonda. Significa traffico e trasporto pubblico, parcheggi, verde e attività commerciali, sicurezza, eventi, concerti, servizi, consumo di suolo e qualità urbana. Significa, in sostanza, decidere quale funzione avrà quell’area per i prossimi quarant’anni. Per questo sarebbe riduttivo chiedere soltanto ai tifosi come vorrebbero vedere la partita.
Uno stadio che viva 365 giorni all’anno
Dovremmo chiedere ai veronesi come immaginano quella parte della loro città. E forse questa potrebbe essere l’occasione per rovesciare il metodo tradizionale. Non presentare prima un progetto per cercare poi il consenso, ma individuare innanzitutto alcuni grandi obiettivi condivisi: uno stadio moderno, confortevole e sicuro; una struttura viva 365 giorni all’anno; un’area verde realmente fruibile; una mobilità facile; parcheggi che non trasformino la zona in una distesa di asfalto; spazi per sport, famiglie e associazioni; attività commerciali compatibili con il quartiere; un impianto capace di ospitare grandi eventi senza paralizzare Verona. Prima definiamo insieme gli obiettivi e poi discutiamo il progetto. Infine verifichiamo se quel progetto risponde davvero alle esigenze che la città ha espresso.
Un’occasione di partecipazione urbana
Questa sarebbe una vera operazione di partecipazione urbana. Questa riflessione non vuole essere una battaglia contro l’Hellas, al contrario, l’iniziativa del Club può diventare l’occasione per fare qualcosa di ancora più ambizioso: trasformare il progetto del nuovo Bentegodi in un grande percorso di partecipazione cittadina. Apriamo quindi il questionario a tutti. Lasciamo partecipare anche chi allo stadio magari non è mai entrato, ma vive ogni giorno quella parte della città. Ascoltiamo tifosi e residenti, ma anche società sportive, associazioni, commercianti, professionisti, giovani e famiglie e alla fine pubblichiamo i risultati. La trasparenza non indebolisce un grande progetto, ma lo rende più forte. Il nuovo Bentegodi potrà e dovrà essere la casa dell’Hellas, ma intorno a quella casa c’è Verona. E se stiamo progettando qualcosa destinato a cambiare la città per i prossimi decenni, allora la città deve poter dire la sua. Non scegliamo quale Verona ascoltare. Ascoltiamo Verona.
