La Regione ha un piano da 30 milioni e invoca una gestione dinamica delle risorse
L’emergenza siccità in Veneto richiede un cambio radicale di approccio alla risorsa acqua. E’ stata sempre considerata un bene disponibile in quantità indefinita, ma non è più così. Il cambiamento del clima e le crisi di siccità sempre più frequenti ci fanno prepotentemente capire che le cose sono cambiate. Non ci si può più occupare dell’acqua solo quando manca, ma durante tutto l’arco dell’anno. È la linea espressa anche dall’assessore regionale all’Agricoltura, Dario Bond.
Per rispondere all‘emergenza la Regione sta lavorando a un investimento di 30 milioni di euro, a cui si affiancherà un imminente Programma Speciale UE dedicato alle infrastrutture idriche.

I punti chiave della strategia regionale:
- Trasparenza e dati certi: Creazione di un quadro pubblico e aggiornato su prelievi ed effettivi utilizzi per strutturare un Piano di gestione della siccità basato sui reali fabbisogni.
- Efficientamento e risparmio: Diffusione di sistemi irrigui ad alta efficienza per far fronte a un’agricoltura di qualità che richiede acqua per periodi più prolungati rispetto al passato.
- Progetti e finanziamenti statali: Numerosi interventi concordati con i Consorzi di bonifica sono già stati inseriti ed ammessi nel Piano Nazionale PNIISSI, in attesa del via libera finanziario del Governo.
- Gestione della montagna: Priorità all’ottimizzazione e all’aumento di volume degli invasi montani già esistenti. L’obiettivo è distribuire l’acqua verso la pianura evitando di prosciugare i laghi in quota nel picco della stagione turistica ed evitando i lunghi tempi autorizzativi dei bacini ex novo.
- Approccio dinamico immediato: Applicazione del modello integrato e condiviso già testato quest’estate sul fiume Adige per equilibrare i prelievi ed evitare disparità territoriali.
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