(Angelo Paratico) Il barone Maximilian von Unger-Sternberg (Graz, Austria, 29 dicembre 1885 – Novonikolaevsk, 15 settembre 1921) fu uno di quei personaggi storici che non sarebbero mai diventati preminenti senza il caos che seguì la rivoluzione russa del 1917. In Italia si sa della sua esistenza soprattutto per via di un suo libro pubblicato nel 1922, scritto da Ferdinand Ossendowski: “Uomini, bestie e déi” che ebbe un enorme successo.

Ossendowski
Ferdinand Ossendowski, uno degli scrittori polacchi più popolari della sua epoca (al momento della sua morte, nel 1945, le vendite all’estero di Ossendowski erano le seconde più alte tra tutti gli scrittori polacchi), aveva ricoperto la carica di funzionario nel governo dell’ammiraglio Kolchak e, dopo il crollo di quest’ultimo, era fuggito in Mongolia svolgendo delle ricerche geologiche. Ossendowski riuscì a persuadere Unger a non giustiziarlo, poiché condivideva con lui l’interesse per l’occulto, l’Asia e il misticismo. L’uomo che lo aveva preceduto e quello che lo seguì, convocati nella tenda di Unger, non furono altrettanto fortunati, poiché entrambi furono decapitati sul posto perché gli trovarono addosso «codici segreti bolscevichi». Ossendowski divenne uno dei pochissimi amici di Unger (secondo quanto da lui stesso affermato) e nel 1922 pubblicò in inglese il libro di grande successo “Men, Beasts and Gods” sulle sue avventure in Siberia e in Mongolia. Dobbiamo comunque tenere presente che Ossendowski aveva l’abitudine d’inventare cose, in particolare i due capitoli di Men, Beasts and Gods che descrivono la sua visita al regno di Shambhala all’interno della terra, cosa che non solo è ovviamente falsa, ma è anche un plagio del libro del 1886 Mission de l’Inde dell’occultista francese Alexandre Saint-Yves d’Alveydre.
Unger-Sternberg
Da studente era considerato un ragazzo intelligente ma estremamente difficile da gestire e i cui voti erano pessimi. Nel 1903 s’iscrisse alla Scuola per allievi ufficiali di marina a San Pietroburgo. Da cadetto, Unger-Sternberg otteneva buoni risultati solo nelle esercitazioni fisiche, mentre i suoi voti nelle altre materie erano tutti pessimi, poiché si rifiutava di studiare. Nel 1905 lasciò la scuola per unirsi ai combattimenti nella Russia orientale durante la guerra russo-giapponese, ma non è chiaro se abbia partecipato alle operazioni contro i giapponesi o se tutte le operazioni militari fossero già cessate prima del suo arrivo in Manciuria. Nel 1906 fu trasferito alla Scuola Militare di Pavlovskoe a San Pietroburgo come cadetto di grado ordinario. Nello stesso periodo, sviluppò un’ossessione per l’occulto e si interessò in particolare alle correnti più esoteriche e mistiche del buddismo.
Unger-Sternberg si era avvicinato al «misticismo orientale» attraverso la Teosofia, molto popolare all’epoca tra le classi agiate russe. Il cugino di Unger-Sternberg, il conte Hermann von Keyserling, che lo conosceva bene, scrisse in seguito che il barone era molto curioso, fin dall’adolescenza, di «filosofia tibetana e indù» e parlava spesso dei poteri mistici posseduti dai «simboli geometrici».
Dopo la caduta dello Zar, si trovò a comandare una colonna di soldati in estremo Oriente. L’esercito di Unger marciava sotto la bandiera con una svastica gialla, simbolo che Unger aveva scelto poiché la svastica era un antico simbolo buddista di buona fortuna ed era già stata cooptata all’inizio del XX secolo dai gruppi antisemiti «volkischen» in Germania come antico simbolo ariano. Le connotazioni antisemite e buddiste della svastica piacevano al barone. E non si può escludere che Adolf Hitler adottò la svastica seguendo sulla stampa le imprese del suo connazionale, dato che era sempre stato attratto dal mondo tibetano e mongolo. La svastica nazista aveva gli uncini che girano in senso orario, al contrario di tutte le altre svastiche.
La svastica è un simbolo che arriva dall’epoca neolitica e rappresenta il sole. La parola svastica deriva dal sanscrito svastica, che significa letteralmente “benessere” o “prosperità”. Venne adotta dai seguaci del Budda.

La spedizione in Mongolia
Le truppe di Unger attraversarono il confine settentrionale della Mongolia Esterna il 1° ottobre 1920 e si spostarono verso sud-ovest.
Fin dal XVII secolo, quando la Mongolia era stata assoggettata all’Impero cinese dei Qing, circolavano profezie secondo cui una figura messianica nota come «Re Nascosto» — che governava il vasto e favoloso regno di Shambhala all’interno della terra — avrebbe assunto sembianze umane sotto forma di un grande guerriero che non avrebbe mostrato alcuna pietà in battaglia e che, in sella a un cavallo bianco, avrebbe invaso la Mongolia da nord per porre fine al dominio cinese. A partire dal XIX secolo, i Qing avevano iniziato a insediare un gran numero di coloni cinesi sia nella Mongolia Interna che in quella Esterna e, nel 1911, nella Mongolia Interna i coloni avevano superato numericamente i mongoli autoctoni in un rapporto di 19 a 1, il che alimentò il timore che potessero sopraffare i mongoli, rendendoli una minoranza nella loro stessa terra. I cinesi provavano antipatia per i mongoli, descrivendoli come stupidi, dissoluti e inclini alla pigrizia. Da parte loro, i mongoli consideravano i cinesi arroganti, invadenti e avidi, il che li portava a rimpiangere i tempi di Gengis Khan, quando vigeva il «giusto» ordine delle cose con i mongoli al governo della Cina e del mondo.
Unger-Sternberg cavalcava un cavallo bianco, e invase la Mongolia da nord, parlava correntemente il mongolo, e si recava in preghiera nei santuari buddisti ed esprimeva il desiderio di restaurare l’impero mongolo, in tutta la Mongolia, si diffusero voci secondo cui il salvatore era finalmente giunto per liberare la Mongolia dal giogo cinese e i principi mongoli, seguiti dai loro uomini d’armi, si unirono all’esercito del barone. La Mongolia non aveva un esercito, ma ogni uomo mongolo possedeva un’arma, sapeva cavalcare e sparare ed era obbligato ad andare in guerra se il nobile al quale era fedele ne richiedeva il servizio. Quando Unger entrò in Mongolia, si diffuse a macchia d’olio la voce che il giorno della liberazione fosse ormai vicino, poiché il salvatore proveniente dal nord era finalmente giunto e presto la Mongolia sarebbe tornata alla sua antica grandezza. Unger sempre più paranoico era alla costantemente alla ricerca di spie bolsceviche e giustiziava chiunque sospettasse potesse essere ebreo.
La guardia del corpo di Ungern era un cosacco di alta statura, Evgenie Burdokovskii, soprannominato «Teiera», poiché ogni volta che Ungern gli chiedeva di versare una tazza di tè a un loro ospite, quello era il segnale per Burdokovskii di strangolare l’ospite.

La fine del Barone Pazzo
Il 1° febbraio 1921, il distaccamento di Unger, guidato da B.P. Rezukhin, conquistò le fortificazioni cinesi in prima linea con un attacco notturno. Durante la notte, il crepitio incessante delle mitragliatrici cinesi, i colpi di fucile sparati da entrambe le parti, le grida di guerra dei cinesi e dei mongoli, insieme agli incendi appiccati dall’artiglieria di Ungern e al cielo illuminato dai razzi, crearono una scena di caos totale che terrorizzò la popolazione di Urga, la capitale mongola. Il 2 febbraio, le truppe di Ungern combatterono per il controllo delle linee del fronte cinesi e s’assicurarono il controllo di alcune zone di Urga. L’assalto finale avvenne in mezzo a una violenta bufera di neve, con temperature di -20 gradi di giorno e -40 gradi di notte; questo, unito alla posizione remota di Urga, valse alla battaglia la fama di scontro disperato «alla fine del mondo». Durante la battaglia, il distaccamento speciale di Ungern, composti da tibetani, mongoli, buriati e russi, liberarono il Bogd Khan dagli arresti domiciliari e lo trasportarono attraverso il Bogd Uul fino al monastero di Manjusri. I cinesi a guardia del Bogd Khan furono tutti uccisi silenziosamente con frecce o da tibetani travestiti da pellegrini giunti a rendere omaggio al Bogd Khan. Il 3 febbraio, Ungern concesse una tregua ai propri soldati. Prendendo in prestito una tattica da Gengis Khan, ordinò alle sue truppe di accendere un gran numero di fuochi da campo sulle colline che circondavano Urga, utilizzandoli come punti di riferimento per il distaccamento di Rezukhin. Ciò fece inoltre sembrare che la città fosse circondata da una forza schiacciante. Il 4 febbraio, Ungern sferrò un grande assalto alle restanti posizioni cinesi a Urga da est, conquistando le postazioni più fortificate presso le caserme e l’insediamento commerciale cinese durante una violenta bufera di neve. Durante i combattimenti, Ungern era nel suo elemento, combattendo con un coraggio spericolato e suicida e con un’energia maniacale mentre guidava personalmente le cariche di cavalleria per abbattere i cinesi con la sua spada, con l’uniforme e la spada inzuppate di sangue, gridando che o sarebbe stata la vittoria o la morte, dando al contempo l’impressione di divertirsi come non mai.
Il 13 marzo 1921, la Mongolia fu proclamata monarchia indipendente, con Unger come dittatore. Istituì un Ufficio di Intelligence Politica guidato dal colonnello Igor Sipailov, un sadico sessuale, con il compito di dare la caccia e uccidere tutti gli oppositori politici. Unger a volte faceva frustare e picchiare, perché si presentava ubriaco al lavoro. In una città come Urga, dove un flusso costante di rifugiati dalla Russia arrivava continuamente per sfuggire alla guerra civile nel loro paese, insieme a un flusso altrettanto costante di visitatori provenienti dalla Cina, Unger temeva che infiltrati bolscevichi stessero entrando in città, e un’atmosfera di paranoia fece sì che l’Ufficio avesse ben presto molti «rossi», sia reali che presunti, su cui indagare.
Dopo aver conquistato Urga il 6 luglio 1921. Ungern riorganizzò le sue forze e tentò di invadere il Transbaikal attraversando il confine russo-mongolo. Per mobilitare i propri soldati e la popolazione locale, Ungern fece riferimento a un accordo con Grigory Semyonov e accennò a una presunta offensiva giapponese che avrebbe dovuto sostenere la loro avanzata, sebbene né Semyonov né i giapponesi fossero disposti ad aiutarlo. Dopo alcuni giorni di riposo, il 18 luglio, la Divisione Asiatica entrò nel territorio sovietico. Le truppe di Ungern penetrarono in profondità nel territorio russo. Le truppe di Ungern conquistarono numerosi insediamenti; il più settentrionale fu Novoselenginsk, occupato il 1° agosto. A quel punto, Ungern si rese conto che la sua offensiva era stata preparata male; venne inoltre a sapere dell’avvicinarsi di ingenti forze russe. Il 2 agosto 1921 iniziò la ritirata verso la Mongolia, mentre le truppe volevano abbandonare lo sforzo bellico e dirigersi verso la Manciuria per unirsi ad altri emigrati russi, divenne presto chiaro che lui aveva altre idee. Voleva ritirarsi in Tibet. Le truppe sia di Ungern che di Rezukhin si ammutinarono di fatto e ordirono complotti per uccidere i rispettivi comandanti. Il 17 agosto Rezukhin fu ucciso. Il giorno dopo i cospiratori tentarono senza successo di assassinare Ungern. Il suo comando crollò quindi quando la sua brigata si disgregò. Il 20 agosto Ungern fu catturato dal distaccamento sovietico guidato dal famoso comandante guerrigliero P.E. Shchetinkin (in seguito dirigente della Cheka).
Dopo un processo farsa durato 6 ore e 15 minuti, tenutosi il 15 settembre 1921,il barone fu condannato alla pena capitale tramite fucilazione. La sentenza fu eseguita quella stessa sera a Novonikolaevsk.
