Nessun tradimento. Interpreta una fetta non trascurabile dell’opinione pubblica di destra
(p.d.) C’è un equivoco da chiarire. Riguarda Vannacci, che è il fatto nuovo della politica italiana. Alcuni lo considerano un traditore, perché è uscito dalla Lega dopo essersi fatto eleggere deputato europeo. E siccome la Lega fa parte del centrodestra, sostengono che il generale è uscito anche dal centrodestra. Conclusione: non c’è motivo che rientri.
Dove sta l’equivoco? Sta nel fatto che il centrodestra sia identificato con i partiti che lo compongono. In realtà, se non ci fossero gli elettori che li votano, quei partiti non ci sarebbero nemmeno. Ovvero, potrebbero anche esistere, ma sarebbero delle associazioni di privati cittadini, senza consenso, senza rappresentanza.
E questo vale in particolare per i partiti di oggi, che sono per lo più privi di quella partecipazione e di quella democrazia interna che li legittimerebbe quale cinghia di trasmissione fra il popolo e le istituzioni. Com’erano quelli della 1ª Repubblica.
Il centrodestra quindi è da identificare nei suoi elettori più che nei suoi partiti.
Vannacci non ha fatto altro che interpretare l’opinione, lo stato d’animo di quella parte degli elettori del centrodestra delusi dalla politica del governo. Di quella parte che dai sondaggi risulta provenire soprattutto da Lega, Fdi e FI. Ma anche dal non voto o addirittura dai 5stelle.
Quindi nessuna uscita dal centrodestra, per il semplice fatto che quelli che oggi sostengono e verosimilmente voteranno Futuro Nazionale sono elettori del centrodestra.
Vannacci rappresenta una componente del centrodestra
Semplicemente Vannacci rappresenta una componente del centrodestra, che si differenza per alcune posizioni in politica estera, nel rapporto con l’Unione Europea, sull’immigrazione e sulla sicurezza. E non ci dovrebbe essere nessuna meraviglia, visto che è normale che in un coalizione ci siano delle differenze tra i partiti che la compongono.
Pensare che il centrodestra possa fare a meno del generale è un errore. Senza di lui vincerebbe la sinistra, come emerge da numerosi sondaggi.

Né serve giocare su questo timore. E’ patetico riesumare il giochino in favore della Democrazia Cristiana quando Indro Montanelli invitava gli italiani di destra a votarla turandosi il naso. Allora funzionava perché in Italia c’era il Partito Comunista più grande d’Europa. Ma oggi non c’è più e non fa più paura a nessuno. Pensare che chi ha intenzione di votare Vannacci non lo faccia per paura della Schlein o di Conte è ridicolo. E’ solo un modo per accollare preventivamente al generale la responsabilità di una possibile sconfitta.
Più utile prendere coscienza che, come sta avvenendo in tutta Europa, anche nell’elettorato del centrodestra sta pesando sempre di più quella componente di opinione pubblica che esige un cambio di rotta per non essere più succubi dell’Europa e della Nato. Il successo del generale è determinato dal fatto che ha dato voce a questa fetta di elettori. Il suo coinvolgimento è quindi una necessità.
