(di Francesca Romana Riello) Servizi sociali, UIL e CGIL: «Restino pubblici»: ventisei sindaci e una scelta ancora aperta sul futuro dei servizi sociali dell’Est Veronese. Lunedì 21 settembre le amministrazioni dell’ATS VEN 27 torneranno a discutere come dovrà essere costituito il nuovo ente che gestirà insieme i servizi socio-assistenziali del territorio. Il punto da decidere è se avrà natura economica oppure non economica.

Alla vigilia dell’incontro UIL FP Verona e FP CGIL chiedono che venga scelta la seconda soluzione. E avvertono: se l’orientamento sarà diverso, il confronto potrebbe tornare sul terreno della mobilitazione.

«I servizi sociali devono restare pubblici», sostengono Marco Bognin, segretario della UIL FP Verona, e Valentino Geri della FP CGIL. I due sindacati avevano già sostenuto uno sciopero contro l’ipotesi di un’azienda consortile di natura economica e ora dichiarano di essere pronti a una nuova protesta.

La scelta dei 26 Comuni

L’ATS VEN 27 – Est Veronese coincide con il territorio del Distretto 2 dell’Ulss 9 Scaligera e riunisce 26 Comuni, da San Bonifacio a Soave, da Cologna Veneta alla Lessinia orientale. Il nuovo ambito è nato dalla divisione del precedente ATS VEN 20 Verona ed è operativo autonomamente dal primo marzo di quest’anno.

La distinzione tra ente economico e non economico riguarda soprattutto le regole con cui funzionerà la nuova struttura e il rapporto di lavoro dei dipendenti. È su questo punto che sindacati e amministrazioni si stanno confrontando.

La legge regionale 9 del 2024 prevede che i Comuni individuino la forma associativa ritenuta più adatta e indica come soluzione preferenziale l’azienda speciale consortile pubblica. Sul contratto dei dipendenti, la normativa regionale indica come preferenziale il CCNL Funzioni Locali.

Servizi sociali, UIL e CGIL: «Restino pubblici»
Marco Bognin segretario generale UIL FP Verona

UIL e CGIL: «I servizi sociali restino pubblici»

Secondo UIL FP e FP CGIL, gli sviluppi normativi e interpretativi degli ultimi mesi confermerebbero che non è necessario costituire un ente di natura economica.

A sostegno della loro posizione Bognin e Geri richiamano, tra gli altri, la sentenza della Cassazione 3042/2025, un parere della Corte dei Conti, la circolare Inps 53/2024 e le linee guida ministeriali sugli Ambiti territoriali sociali.

Bognin e Geri insistono soprattutto sulle conseguenze per i dipendenti: «La differenza non è una questione formale, ma riguarda il futuro delle persone che lavorano nei servizi sociali e il modello stesso di welfare che vogliamo costruire».

Secondo la loro ricostruzione, se venisse scelto un ente economico, i rapporti di lavoro sarebbero regolati dal diritto privato e verrebbero meno alcuni istituti propri del pubblico impiego. Tra questi, indicano la possibilità di mobilità tra amministrazioni.

Da qui la richiesta ai sindaci di scegliere un ente non economico e di mantenere il CCNL Funzioni Locali.

Il precedente dello sciopero

Il confronto arriva dopo mesi già segnati dalla protesta. I lavoratori dell’ATS VEN 27 avevano già scioperato proprio contro l’orientamento verso un’azienda speciale consortile di tipo economico.

Nel frattempo è cambiato anche il sistema di voto all’interno dell’ambito. Secondo i sindacati, le nuove disposizioni regionali attribuiscono maggiore peso ai Comuni più popolosi e rendono quindi più rilevante l’orientamento delle amministrazioni principali.

«I servizi sociali gestiscono fragilità e non sono attività commerciali», affermano Bognin e Geri, che chiedono ai sindaci di scegliere un ente non economico.

La possibilità di un altro sciopero resta sul tavolo, anche se i due sindacati dicono di voler evitare un nuovo scontro: «Auspichiamo che oggi prevalgano responsabilità e buon senso e che non sia necessario arrivare nuovamente allo scontro».

Servizi sociali, UIL e CGIL: «Restino pubblici»
Marco Bognin e Valentino Geri