Non bastavano le violenze dei giorno scorsi avvenute a Verona che hanno portato all’identificazione di una sessantina di giovani ed alla denuncia di 6 di loro per blocco stradale, incendio doloso, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Ieri sui social e le chat di alcuni istituti superiori veronesi sono comparsi messaggi che invitano le studentesse a non recarsi a scuola per il rischio di aggressioni sessuali organizzate. Non sono bravate ma minacce alla libertà e alla sicurezza delle donne. In molte classi si sono registrate parecchie assenze, a riprova che queste minacce, oltre che odiose, sono destabilizzanti per il regolare svolgersi della vita civile.
Stefani: minacce non bravate
«Che si tratti di una minaccia concreta o di una provocazione, siamo davanti a un fatto di estrema gravità – afferma il presidente della Regione Alberto Stefani -. Perché il risultato è lo stesso: ragazze terrorizzate e famiglie gettate nell’angoscia. E questo è inaccettabile. Non possono essere le ragazze a dover cambiare le proprie abitudini. Devono essere fermati coloro che pensano di poterle minacciare».
«C’è poi una questione ancora più profonda – prosegue Stefani –. Dobbiamo chiederci come sia possibile che qualcuno arrivi anche soltanto a concepire lo stupro come uno strumento di intimidazione, di provocazione o di divertimento».

E su questo andrebbe fatto una profonda riflessione sul perché, solo da alcuni anni a questa parte, questo odioso reato è diventato più frequente. Ed ora, addirittura, diventa uno strumento di minaccia collettiva.
Anna Bertaia: porterò il problema in Consiglio Comunale
Anna Bertaia, consigliere comunale della Lista Tosi e vicepresidente del Consiglio comunale di Verona, dopo aver rilevato il silenzio del sindaco Tommasi sulle violenze e gli atti di teppismo dei giorni scorsi ad opera dei maranza punta il dito si «messaggi allarmistici che vengono inoltrati tra i giovani: riferimenti a presunte aggressioni, inviti a restare in casa e immagini inquietanti prive di un contesto verificabile. I contenuti che mi sono stati segnalati riguardano anche altre città e non dimostrano l’esistenza di minacce concrete per Verona. Proprio per questo occorre una voce istituzionale che aiuti a distinguere i fatti accertati dalle voci incontrollate».

«Il silenzio istituzionale lascia spazio all’allarme. Un sindaco deve parlare alla propria città soprattutto nei momenti difficili, quando i genitori sono preoccupati e i ragazzi ricevono sul telefono messaggi che li invitano ad avere paura. Per quanto ho potuto verificare nelle fonti pubbliche consultate, continua a mancare una presa di posizione del primo cittadino che affronti questi fatti e indichi una risposta concreta. È una mancanza politica grave».
«Porterò la questione in Consiglio comunale con una domanda di attualità. Chiederò quale piano immediato di prevenzione e informazione il sindaco intenda mettere in campo. Le famiglie non possono essere lasciate a cercare rassicurazioni nelle catene social. Tommasi faccia sentire la propria voce e dica ai veronesi come intende tutelare la città», conclude Bertaia.
