(Francesca Romana Riello) Greenwashing, a Verona il convegno nazionale: il 30 ottobre a Confindustria Verona un incontro organizzato da EthicsGO sulle nuove regole europee contro le dichiarazioni ambientali ingannevoli. In programma anche la presentazione di un’indagine SWG su mille consumatori e cento imprese italiane.

Venerdì 30 ottobre lo Spazio Convegni di Confindustria Verona, in piazza Cittadella 12, ospiterà il convegno nazionale «Green o Greenwashing? La transizione ecologica tra tutela del consumatore e reputazione d’impresa», organizzato da EthicsGO. Al centro dell’incontro ci saranno le dichiarazioni ambientali utilizzate dalle aziende per promuovere prodotti e servizi: quanto sono attendibili e quali prove servono per poter definire un prodotto sostenibile.

L’appuntamento arriva a poche settimane dall’avvio dell’applicazione delle nuove disposizioni europee contro il greenwashing, la pratica di presentare come ecologici prodotti, servizi o attività attraverso messaggi ingannevoli o privi di riscontri. Le regole puntano a rendere più trasparenti le comunicazioni commerciali e a contrastare l’uso di etichette e dichiarazioni ambientali che possono indurre in errore i consumatori.

Le nuove regole contro il greenwashing

Il riferimento è la direttiva europea 2024/825, recepita in Italia con il decreto legislativo 30 del 20 febbraio 2026. La normativa interviene sulle pratiche commerciali scorrette e introduce condizioni più stringenti per l’utilizzo delle etichette di sostenibilità.

Francesca Bertelli, dell’Università UnitelmaSapienza di Roma, approfondirà le conseguenze per le aziende, dagli obblighi di trasparenza ai rischi legati alla diffusione di dichiarazioni ambientali che non trovano riscontro in dati verificabili.

Emanuele Riva, direttore del Dipartimento Certificazione e Ispezione e vicedirettore generale di Accredia, affronterà invece il tema delle certificazioni. L’affidabilità di un’etichetta dipende dai criteri adottati e dall’indipendenza di chi effettua le verifiche. Su questi aspetti si concentrerà il suo intervento, insieme al ruolo dell’accreditamento nel nuovo quadro normativo.

Stefano Sibilio, vicedirettore generale di UNI, l’Ente italiano di normazione, illustrerà gli strumenti tecnici che consentono alle organizzazioni di misurare e documentare i propri impegni ambientali.

Greenwashing, a Verona il convegno nazionale

Un’indagine su consumatori e imprese

Tra gli appuntamenti del convegno ci sarà la presentazione di una ricerca realizzata da EthicsGO insieme a SWG. L’indagine ha coinvolto mille consumatori italiani e cento imprese, attraverso interviste ai responsabili della sostenibilità e ai professionisti del marketing e della comunicazione.

A illustrare i risultati sarà Alessandra Dragotto, Head of Research di SWG. La ricerca ha esaminato il livello di conoscenza del greenwashing tra i consumatori, la loro percezione delle dichiarazioni ambientali e il modo in cui le aziende stanno affrontando le nuove regole. I dati permetteranno di confrontare il punto di vista di chi acquista con quello di chi quei messaggi li produce e li diffonde.

Dalla comunicazione alla moda

Ad aprire i lavori sarà Giuseppe Patat, fondatore e amministratore delegato di EthicsGO, con l’intervento «La sostenibilità non esiste. Viva la sostenibilità!». Patat allargherà il discorso alle comunicazioni ingannevoli che vanno oltre l’ambiente, come quelle che utilizzano temi legati all’inclusione e alla responsabilità sociale per costruire un’immagine aziendale non sempre corrispondente alla realtà.

Marco Macellari, amministratore delegato di CRIF Synesgy Ratings, parlerà dei rating ESG, utilizzati per valutare le imprese sotto il profilo ambientale, sociale e della governance, e del loro possibile contributo alla verifica delle dichiarazioni di sostenibilità.

Spazio anche alla moda, uno dei settori più discussi quando si parla di impatto ambientale. Caterina Moro, fashion designer e autrice di Green Dressing (Il Mulino), analizzerà le contraddizioni dell’industria tessile, a partire dalla distanza che può esserci tra l’immagine sostenibile di un marchio e le pratiche produttive.

Il confronto tornerà così alla questione che riguarda direttamente chi acquista: capire quando una dichiarazione ambientale è sostenuta da dati verificabili e quando, invece, resta una promessa pubblicitaria.