( Francesca Romana Riello) Il ristoratore, titolare di quattro locali nel cuore di Verona, critica le limitazioni al traffico: «Servivano più parcheggi e mezzi pubblici». Le difficoltà per commercianti, dipendenti e fornitori.

Il centro storico di Verona continua ad attirare turisti, ma secondo Nicola Marcolongo sta perdendo parte della sua clientela cittadina. Il ristoratore, titolare di quattro locali, osserva da anni il cambiamento delle abitudini di chi frequenta il centro. Tra le cause indica le restrizioni della ZTL, la difficoltà di parcheggiare e i collegamenti pubblici insufficienti, soprattutto nelle ore serali. «Il veronese è stato cancellato dal centro storico», sostiene, pur riconoscendo che il turismo garantisce oggi alle attività una stagione molto più lunga rispetto al passato.

Marcolongo gestisce Sottoriva 23 dal 1999, Vecio Mulin dal 2009 e Tosca Bistrò dal 2018. Da tre anni c’è anche Madonna Verona. Tutti locali nel centro storico, a pochi passi l’uno dall’altro.

Nicola Marcolongo: «Il centro perde i veronesi»
Vecio Mulin

«Anche io evito il centro nel fine settimana»

«Quando c’erano le fasce orarie era meglio». Marcolongo racconta che, nonostante le sue attività siano tutte in centro, nel fine settimana preferisce spesso evitarlo.

«Adesso mi sono preso la macchina elettrica per entrare, però difficilmente nel fine settimana vado nei miei locali perché non so dove parcheggiare».

Non contesta la necessità di limitare il traffico, ma ritiene che la chiusura avrebbe dovuto essere accompagnata da interventi sulla mobilità. «In contemporanea alla chiusura del centro storico avrebbero dovuto aumentare i parcheggi e i mezzi pubblici, anche in perdita».

Il problema, spiega, non riguarda soltanto i clienti. Per un ristorante che lavora fino a tarda sera, anche gli spostamenti del personale diventano una difficoltà. Alcuni dipendenti non possono contare sugli autobus per tornare a casa dopo il turno. Marcolongo ritiene che il trasporto pubblico debba garantire collegamenti anche quando le corse sono poco frequentate: un servizio necessario per chi lavora in orari diversi da quelli degli uffici.

Nicola Marcolongo: «Il centro perde i veronesi»
Tosca Bistrot

I negozi soffrono più dei ristoranti

A pagare maggiormente il cambiamento delle abitudini, secondo Marcolongo, sono i negozi tradizionali. «I ristoranti e i bar sopravvivono. Sicuramente sono i negozi di vestiti e di altri prodotti a fare veramente fatica».

La ristorazione può contare su un turismo presente ormai tutto l’anno. «Una volta da metà settembre fino a dicembre c’era la morte nera. Poi da febbraio fino ad aprile altrettanto. Adesso, bene o male, si lavora tutto l’anno».

Nel frattempo sono aumentati anche i locali. In Sottoriva, ricorda, un tempo erano pochi, mentre oggi la concorrenza è molto più forte. Un fenomeno che considera parte del rischio d’impresa.

Anche i turisti, però, fanno più attenzione alle spese. «Una famiglia normale che viene a Verona non può spendere cento euro a testa al ristorante». Per questo cerca di mantenere prezzi accessibili, nonostante l’aumento dei costi dei fornitori.

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Sottoriva 23

Consegne e rifiuti, le difficoltà quotidiane

Un altro problema riguarda le forniture. I mezzi devono concentrare le consegne nelle prime ore della mattina, con tempi ristretti per raggiungere i locali e scaricare la merce.

Marcolongo propone accessi differenziati per zone e tipologie di attività. «Ci sono locali notturni, locali serali, locali diurni», osserva. Fasce orarie diverse permetterebbero ai fornitori di organizzare meglio il lavoro.

C’è poi la raccolta dei rifiuti. Cartoni, vetro e imballaggi devono essere conservati fino al ritiro, ma molti locali non dispongono di spazi adeguati.

«Io pago diecimila euro l’anno di immondizia», racconta, riferendosi a uno dei suoi ristoranti. Sarebbe disposto a spendere qualcosa in più per un servizio più efficiente, anche attraverso contenitori riservati alle attività e acquistati dai titolari.

Nicola Marcolongo: «Il centro perde i veronesi»
Madonna Verona

Personale difficile da trovare, affitti sempre più alti

Le difficoltà negli spostamenti si aggiungono a un problema che Marcolongo considera ancora più serio: trovare persone disposte a lavorare nella ristorazione. Gli orari serali e festivi rendono già il settore poco attraente, soprattutto a fronte di stipendi che, secondo l’imprenditore, non compensano più i sacrifici richiesti.

«Faccio fatica a trovare anche persone senza esperienza», racconta. Quarant’anni fa lavorava come cameriere e ricorda retribuzioni molto più alte rispetto a quelle di altre professioni. In cambio, però, le giornate erano lunghe e i riposi pochi.

Dopo il Covid, osserva, molti hanno cominciato a dare maggiore importanza al tempo libero. Con circa 1.500 euro al mese, un cameriere può cercare un impiego con una retribuzione simile, ma con orari più regolari. Se poi raggiungere il locale e tornare a casa è complicato, lavorare in centro diventa ancora meno conveniente.

C’è anche la questione degli alloggi. Gli affitti sono elevati e numerosi appartamenti vengono destinati alle locazioni turistiche. Marcolongo racconta di essersi impegnato personalmente per trovare casa ad alcuni collaboratori, incontrando spesso ostacoli, soprattutto per i lavoratori stranieri.

È qui che Marcolongo vede la contraddizione: il centro storico richiama visitatori durante tutto l’anno, ma diventa sempre meno accessibile a chi ci lavora e a chi lo frequentava abitualmente. «Il veronese è stato cancellato dal centro storico», ripete. E il rischio, secondo lui, è che Verona continui a riempirsi di turisti mentre perde i suoi cittadini.

Nicola Marcolongo: «Il centro perde i veronesi»