(Angelo Paratico) Nei vari dibattiti televisivi si sentono spesso dei personaggi che si dicono fieramente di sinistra affermare che gli immigrati illegali vanno comunque accolti, perché contribuiscono alla nostra economia. Che ci “pagheranno le pensioni”, come ebbe a dire l’on. Boldrini, perché la frutta in meridione la possono raccogliere solo loro, perché gli italiani non vogliono fare lavori così poveri.

L’altro giorno abbiamo sentito Corradino Mineo, ex senatore del PD e oggi giornalista e commentatore politico, dire che a Monfalcone i cantieri navali possono funzionare solo grazie alla manodopera musulmana entrata illegalmente, perché gli italiani non ci vogliono lavorare. La storia dei salari troppo bassi che andrebbero alzati con un ukase da parte del governo è una battaglia portata avanti anche dai qualunquisti Cinque Stelle. La stessa Elly Schlein suole ripetere che i salari sono troppo bassi e le famiglie italiane non ce la fanno ad arrivare a fine mese.

Karl Marx by John Jabez Edwin Mayall 1875 Restored

Le lamentele di questa sinistra, soprattutto con Fratoianni, Bonelli, Landini, che si rifanno al comunismo, impressionano per il fatto che si lamentano di cose di cui loro stessi sono responsabili. Eppure, la vecchia dirigenza comunista, da cui provengono i riformati Rizzo e Bertinotti queste cose le capivano bene, a differenza di questi loro tardi epigoni.

Marx disse che l’ignoranza non ha mai aiutato nessuno

Nel pensiero economico di Karl Marx, l’abbattimento dei salari al di sotto del loro valore è uno dei suoi punti centrali. Nel Libro III del Capitale, che pochissimi comunisti hanno letto, Marx descrive questo fenomeno come una pratica distruttiva messa in atto dai super ricchi per preservare i propri margini di guadagno.

Marx spiega l’abbattimento salariale parlando di un esercito industriale di riserva. Ossia una massa di disoccupati che innesca una concorrenza spietata tra i lavoratori stessi, permettendo ai capitalisti (i super ricchi) di abbassare i salari persino al di sotto del livello minimo di sussistenza.

61rGyRpCbrL. SL1000

Questa sua analisi la spiegò anche nella sua celebre lettera del 9 aprile 1870 inviata a Sigfried Meyer e August Vogt, in cui il filosofo tedesco e residente a Londra, analizza l’impatto economico e politico dell’immigrazione di massa irlandese in Inghilterra.  A quel tempo erano loro i morti di fame (letteralmente a causa di un fungo che distrusse le loro piante di patate) mentre oggi sono magrebini e bengalesi.

Remigrazione e Piano Mattei

In quella lettera Marx non criticava i lavoratori migranti in sé, ma descriveva come il sistema capitalistico britannico utilizzasse l’afflusso di manodopera a basso costo come uno strumento di divisione sociale. La borghesia inglese sfruttava l’eccesso di manodopera per ridurre i salari e peggiorare le condizioni di vita degli operai inglesi.  La concorrenza per il lavoro spaccava la classe operaia in due campi ostili, i locali e gli immigrati.

 Per Marx, l’emancipazione della classe operaia inglese non sarebbe mai avvenuta senza l’indipendenza politica ed economica dell’Irlanda. Perché solo liberando l’Irlanda si sarebbe potuto porre fine alla migrazione economica forzata e all’antagonismo fra i lavoratori. Citiamo Marx ben consapevoli del fatto che commise errori enormi ma, come disse un suo celebre critico inglese, di tanto in tanto riusciva ad avere delle intuizioni geniali.

Dunque, i comunisti odierni dovrebbero opporsi all’importazione di poveracci dal terzo mondo, perché sottrarrebbero lavoro ai nostri operai, che sarebbero ben lieti di lavorare a Monfalcone se li si remunerasse adeguatamente: basterebbe bloccare l’invasione di questo esercito di riserva per attrarre manodopera italiana e permettere che non si scateni una guerra fra poveri.

Poi bisognerebbe potenziare il nostro Piano Mattei e farlo accettare anche ad altri paesi europei, alla Cina e agli Stati Uniti per scoraggiare altri arrivi. La remigrazione dovrebbe dunque essere la bandiera dei sindacati e della nostra sinistra