Dopo la Marangona il Nassar. La preoccupazione di Massignan

Quando non era ancora stata percepita la gravità della crisi demografica – siamo nel 1975- la Variante Generale del Piano regolatore era stata pensata per una città di 400 mila abitanti. Si risentiva ancora dell’ottimismo seguito al boom economico, della convinzione di uno sviluppo indefinito e s’immaginava una Verona diversa da quella che poi è stata e che abbiamo.  Una Verona che, nonostante il generalizzato calo delle nascite, le crisi economiche e la marginalizzazione subita a livello regionale, è l’unica città la cui popolazione non diminuisce ed è la più grande del Veneto. Ma che con i suoi 260 mila abitanti è ben lontana dalla dimensione ipotizzata allora.

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Ed anche i recenti flop di Intel e Silcon Box che avrebbero potuto insediarsi a Vigasio fungendo da volano per lo sviluppo dell’intera provincia, ma che poi hanno preferito andare in Germania e in Piemonte, non dicono niente di buono per il futuro.

Dopo il temporale scatenato su Palazzo Barbieri dal caso Marangona, ora ce n’è un altro, eredità di quella visione di città che non s’è realizzata. Si tratta della proposta di intervento al Nassar, presentata dalla società Adige Jewels.  Nassar, per chi non lo sapesse, è un’area che costeggia l’Adige fra Parona e Pescantina.

Operazione Nassar

Giorgio Massignan, architetto, già assessore all’Urbanistica ed eminente ambientalista, riassume la vicenda e pone degli interrogativi.
“L’assessora alla Pianificazione Territoriale, Ilaria Segala, durante la passata amministrazione, aveva reso noto che Adige Jewels aveva presentato una nuova proposta di intervento al Nassar, con volumi più ridotti, chiedendo che fosse inserita nella Variante 29, prorogando la scadenza del PUA (Piano Urbanistico Attuativo).  L’assessora respinse l’offerta e non prorogò il Piano Attuativo presentato dalla società Adige Jewels, che ricorse al TAR del Veneto.  Il Comune di Verona fu condannato a restituire alla società ricorrente gli oneri di urbanizzazione versati, che ammontavano a circa 793.000 euro più gli interessi.  
Gli oneri furono restituiti, ma la società Adige Jewels fece un nuovo ricorso contro la bocciatura della proroga, e lo vinse”.

Che cosa farà adesso l’amministrazione Tommasi? Questa la domanda che pone Massignan, appena conclusa la vicenda Marangona che lo trova in profondo dissenso con la decisione della giunta e del consiglio comunale.

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“Si opporrà alla cementificazione di una zona ambientalmente pregiata, a pochi metri dall’Adige, confinante con la campagna, dove esiste ancora uno dei rari casi di rapporto senza soluzione di continuità tra il terreno coltivato e le rive del fiume?” chiede Massignan ricordando che si tratta di un’area di possibile esondazione. Il suo timore è che si ripeta quello che è avvenuto per la Marangona dato che per giovedì 11 è stata convocata la Commissione Urbanistica della 2^ circoscrizione per trattare la scheda del Nassar.

“Se la posizione della Giunta comunale fosse favorevole alla lottizzazione – osserva Massignan-  e se questa non venisse bloccata dagli organi tutela del paesaggio, o dagli enti di controllo idrogeologico, quella zona verrebbe cementificata, con tutte le relative conseguenze, paesaggistiche e idrogeologiche.  Rammento che si tratta di un residuo delle  vecchie aree edificabili del precedente P.R.G. del 1975, che prevedeva una città di oltre 400.000 abitanti”. 

Da notare che nessuna amministrazione precedente ha cancellato quella vecchia ed errata scelta di edificare in riva al fiume.

“Il solo modo per l’Amministrazione Comunale di bloccare definitivamente quella lottizzazione- conclude Massignan-, è di chiedere l’esclusione dalle previsioni del P.A.Q.E. di edificare in quell’area, che andrebbe tutelata per il rilevante interesse naturalistico e paesaggistico, oltre che per il rischio di dissesto idrogeologico.  Ricordo che oltre mezzo secolo di cementificazione del territorio, di disboscamento, di canalizzazione di corsi d’acqua, di abusivismo edilizio, di mancata pianificazione territoriale e di ingerenze politico/economiche sulle destinazioni d’uso urbanistiche, hanno reso la nostra nazione e il nostro territorio veronese ad alto rischio per i disastri ambientali”. 

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