Tre spine nel cuore di Verona. Banchetti, coda in via Cappello e pollo fritto

Nel cuore di Verona, in un raggio di neanche un centinaio di metri, ci sono tre problemi da risolvere. Affiorano di tanto in tanto, se ne parla e poi passano nel dimenticatoio. Eppure sono tre nodi che prima o poi dovranno essere sciolti perché ne va del decoro della città. Non è la prima volta che L’Adige se ne occupa, ma è bene insistere. Non basta che Verona viva di rendita sulle bellezze che ci hanno lasciato i nostri padri. Abbiamo il dovere di migliorarla sempre di più. Non solo perché l’arte, la cultura e la bellezza che offre la città sono un investimento in quanto attraggono turisti da ogni dove, ma perché siano veronesi per primi a fruirne e così da aumentare la qualità della vita.

Piazza Erbe va liberata dagli orrendi banchetti. Quando sono chiusi sembrano dei sarcofagi. Quando sono aperti ancora peggio: espongono della mercanzia che nulla ha a che vedere con la tradizione della “piazza delle erbe”. Tale paccottiglia nel salotto di Verona ne abbassa il livello oltre ad impedire il godimento della bellezza della piazza nella sua interezza.

Andando verso via Cappello, in via Cairoli, a pochi metri dalla statua di Berto Barbarani, il cantore di Verona, sta aprendo KFC, la catena di pollo fritto del Kentucky. Roba estranea alla nostra cultura ed anche fonte di inquinamento olfattivo. Sboarina e Zavarise, rispettivamente sindaco e assessore al commercio, hanno già detto di essere contrari. Ma basta passare lì davanti per vedere che i lavori per l’apertura sono in corso e che sulla porta c’è anche un cartello in cui si comunica che “non saranno tollerati comportamenti aggressivi, violenti o minacciosi nei confronti del personale KFC e dei clienti”. Strano, siamo nel centro storico di una città civilissima, mica nel Bronx.

E poi permane l’intasamento umano per l’accesso alla Casa di Giulietta. Un assembramento che d’estate, col turismo, diventa stabile. Un ostacolo alla libera circolazione pedonale ed anche un pericolo per la diffusione del Covid. La soluzione c’è. Basta organizzare l’entrata da piazzetta Navona, a lato del Teatro Nuovo e l’uscita in via Cappello. Ma tutto è fermo.

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