Un quadro aggiornato e dettagliato sulla salute respiratoria degli italiani, insieme a proposte operative per migliorare la presa in carico dei pazienti. È stato presentato oggi a Roma, nella sede del Ministero della Salute, il “Libro bianco della Pneumologia”, documento di analisi e indirizzo sulle principali patologie dell’apparato respiratorio.
Il lavoro è stato realizzato dal dott. Claudio Micheletto e dal prof. Fabiano Di Marco, per conto delle società scientifiche AIPO e SIP, con il coordinamento di Pamela Micheletti.
Il volume è stato illustrato al ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha aperto il tavolo nazionale dedicato alle malattie respiratorie, e offre una fotografia completa dello stato dell’arte: incidenza delle patologie, organizzazione delle cure e possibili interventi di miglioramento.
I numeri delle patologie respiratorie
Tra le malattie più diffuse emergono asma e Broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO). A Verona, si stima che circa il 12% della popolazione sia interessato da queste patologie, pari a circa 140 mila persone.
A livello nazionale, l’asma coinvolge oltre 3 milioni di persone, con una quota tra il 5 e il 10% di forme gravi. La BPCO, fortemente correlata al fumo, colpisce oltre 3,5 milioni di italiani ed è tra le principali cause di ospedalizzazione e mortalità.
Accanto a queste, il documento considera anche patologie oncologiche polmonari, polmoniti e fibrosi polmonari, evidenziando una elevata incidenza complessiva delle malattie respiratorie, che richiede una rete strutturata di centri specialistici e una forte integrazione con il territorio.
Non mancano tuttavia elementi positivi: in Italia la mortalità per asma e BPCO risulta tra le più basse in Europa e l’accesso alle terapie è generalmente garantito, comprese le terapie biologiche e i trattamenti innovativi per fibrosi e tumori polmonari.
Più integrazione tra pneumologia ospedaliera e territorio
Il “Libro bianco” individua come priorità il rafforzamento del collegamento tra ospedali e medicina territoriale. Le Case della comunità, in fase di sviluppo, potrebbero gestire i casi meno complessi, lasciando agli ospedali hub la presa in carico delle situazioni più gravi.
In Veneto, dove sono attive circa 16 unità operative pneumologiche, il sistema ha risentito delle difficoltà di personale nel periodo pre e post Covid, ma la pandemia ha anche favorito un rinnovato interesse verso la disciplina, con un aumento dei giovani medici in formazione.
Tra le proposte operative figurano la creazione di una rete per l’insufficienza respiratoria, la definizione di centri dedicati alla ventilazione meccanica non invasiva e una maggiore organizzazione dei servizi di broncoscopia, differenziando tra attività di base e centri avanzati per l’emergenza e l’interventistica h24.
Micheletto: “Un piano concreto, non teorico”
Il dott. Micheletto sottolinea come il documento non abbia un approccio accademico astratto, ma si basi su criticità reali e soluzioni applicabili. «Non è un libro dei sogni – evidenzia – ma un’analisi concreta della gestione delle malattie respiratorie nel nostro Paese».
Tra le innovazioni proposte, anche l’integrazione di esami di primo livello, come la spirometria, nelle strutture territoriali, con la consulenza degli specialisti ospedalieri. Un modello che consentirebbe di decongestionare gli ospedali e rafforzare la presa in carico locale dei pazienti.
Un sistema che, nelle intenzioni degli autori, punta a una nuova organizzazione della pneumologia italiana, basata su competenze distribuite, tecnologie adeguate e una maggiore collaborazione tra i diversi livelli di cura.
