L’ipotesi di un approdo di Damiano Tommasi alla presidenza della FIGC, rilanciata oggi su tutti i media nazionali, si inserisce in un momento particolarmente delicato per il calcio italiano, ma anche per la città di Verona.

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Dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, arrivate all’indomani dell’ennesima mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali, la terza consecutiva, nostro malgrado, il sistema calcistico italiano cerca una figura capace di ricostruire credibilità e visione. Tra i nomi circolati con maggiore insistenza figura proprio quello dell’attuale sindaco di Verona, ex calciatore della Roma e storicamente legato ai colori giallorossi più che a quelli dell’Hellas Verona.

Una candidatura che, se da un lato appare coerente con il profilo di Tommasi, da sempre vicino alle dinamiche istituzionali del calcio e già presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, dall’altro si intreccia inevitabilmente con la sua esperienza amministrativa, oggi tutt’altro che esaltante.
Secondo la classifica del Sole 24 Ore sull’indice di gradimento dei sindaci italiani nel 2025, Tommasi si colloca infatti al 92esimo posto su 97, un dato che fotografa un consenso in forte difficoltà dopo anni segnati da polemiche, lentezze decisionali e una percezione diffusa di scarsa incisività e scarsa sicurezza nella città scaligera.

Da palazzo Barbieri alla Figc?

In questo contesto, l’eventuale passaggio alla guida della FIGC potrebbe rappresentare per Tommasi una via d’uscita da una fase politica complessa, oltre che un’opportunità per rilanciarsi su un palcoscenico nazionale più affine alla sua storia personale e professionale.

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Al tempo stesso, però, aprirebbe scenari significativi per la politica veronese, che va al voto tra un anno, nella primavera del 2027.
Nel centrosinistra, l’uscita di scena dell’attuale sindaco potrebbe favorire l’emergere di nuove candidature, come quelle di Giampaolo Trevisi o di Alessia Rotta, entrambi interessati a raccogliere l’eredità amministrativa e a rilanciare un progetto politico che negli ultimi anni ha faticato a consolidarsi, ma che avrebbe un’ottica di radicamento del PD nella politica cittadina. Tuttavia, la partita si presenta tutt’altro che semplice, dato che Verona resta storicamente una città di centro destra.

Sul fronte opposto, infatti, proprio il centrodestra osserva con attenzione, visto che la riconquista della città, appare fattibile, a patto però che le diverse anime della coalizione riescano a trovare un’intesa. Senza unità, anche un contesto favorevole rischia di trasformarsi in un’occasione mancata, proprio come accaduto nel 2022 con la bagarre Tosi-Sboarina, che portò proprio Tommasi a Palazzo Barbieri. Al contrario, una candidatura condivisa, capace e di spessore, potrebbe riportare il centrodestra al governo della città.

In definitiva, la possibile nomina di Tommasi alla FIGC non è soltanto una questione sportiva, ma un passaggio che potrebbe ridisegnare equilibri politici locali e aprire una nuova fase per Verona, tra incognite e opportunità.