(Emanuele Torreggiani) I guai fra John Fitzgerald Kennedy e San Giovanni XXIII iniziarono all’indomani della Baia dei Porci, nel 1961 e la correlata crisi dei missili con Cuba, dove si sfiorò il conflitto atomico. Il Presidente, sebbene di origini irlandesi pertanto cattolico, non lesinò critiche all’intervento severo del Papa, ed i loro rapporti permasero freddi, distaccati, distanti.

Lyndon Johnson che subentrò a Kennedy, assassinato a Dallas, aderisce alla chiesa protestante dei Discepoli di Cristo ed ha rapporti molto tesi con il Papa San Paolo VI che interviene, altrettanto severamente più del proprio predecessore, riguardo alla guerra in Vietnam aperta da Kennedy.

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Emanuele Torreggiani

Barack Omaba, di fede protestante, ha rapporti distanti, formalmente neutri ma dichiaratamente conflittuali con le posizioni di Papa Benedetto XVI in materia di politica estera: Cuba e Medio Oriente ed in materia valoriale: bioetica e ideologica. Rapporti distanti.

Joe Biden, cattolico, e Papa Francesco. Posizioni distanti, di tensione costante, di là dalle formalità diplomatiche, in tema valoriale: aborto, sperequazioni economiche all’interno degli USA che vanta 600 mila senza tetto, politica estera: la polarizzazione pro-Ucraina, la questione di Gaza, ancora Cuba; inoltre, con le sue scelte Cardinalizie, Il Santo Padre ha incrinato il rapporto con gran parte del mondo cattolico americano dichiaratamente ostile.

Donald Trump, di nascita protestante presbiteriano, nel tempo si dichiara genericamente cristiano, senza seguire più alcuna pratica confessionale. Una struttura evangelica tipica di molta popolazione americana e riferentesi alla gran parte del suo elettorato, purtuttavia nel suo gabinetto di governo figurano quattro cattolici.

Questa breve sintesi per tentare di comprendere la polemica in atto, né recente, né nuova, tra il presidente e l’attuale Papa Leone XIV.

Il periodo di maggior affinità tra la Presidenza e la Santa Sede si ebbe durante il pontificato di Giovanni Paolo II e del Presidente Ronald Reagan, alleati contro l’Unione Sovietica che portò, all’implosione della stessa, alla chiusura della Guerra Fredda. Anni Ottanta/ Novanta. Quando si concluse il capitolo, perlomeno in Europa, del comunismo, Giovanni Paolo II si produsse in una orazione che ancora ha viva eco e identità, che si riassume per caposaldo: sconfitto il totalitarismo comunista, occorre abbattere il totalitarismo capitalista. L’equiparazione risultò incomprensibile ai più, sia di qui che di là dall’Atlantico.

La questione dei rapporti complessi e conflittuali si può esprimere semplicemente considerando la differenza ontologica, essenziale, tra il potere e l’autorità. Il potere è transeunte, passa e scorre via, è un pro tempore; l’autorità del Papa è l’eterno. Il Santo Padre, ponte tra Cristo e gli uomini, esprime nelle lingue del mondo, id quo maius cogitari nequit, secondo la sublime espressione di Sant’Anselmo D’Aosta (XI sec.) per definire Dio, traducibile come “ciò di cui non si può pensare nulla di più grande”.

Da qui la netta divisione tra il potere e l’autorità. Non ultimo, nel caso in oggetto, gli USA sono un impero dentro il cui territorio sussiste una eterogeneità di confessioni religiose, quella cristiana nella sua multiforme galassia, idem per l’islamica, idem per l’ebraismo. E l’Amministrazione, qualunque sia, si fonda su quattro principi cardine: lingua, spada, moneta, bandiera, pertanto si dichiara, sempre, distante da una specifica confessione e totalmente, sempre, in linea con il dettato politico imperiale dai tempi della prima grande colonizzazione occidentale: l’ingresso, lo sbarco, nella Prima Guerra Mondiale fatto che chiude il periodo d’oro statunitense cantato da Walt Withman, Herman Melville, Henry David Thoureau, ‘l’America dell’Innocenza’ e conclusosi nel 1925 con la pubblicazione del più importante, significativo, esplicativo romanzo americano che è Il Grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald in cui si comprende, ancora, l’America di oggi e di adesso. L’assolutizzazione della moneta. Ed alla luce di questo romanzo, che entra nella carne viva della società, si comprende benissimo la ribellione prima di Ezra Pound seguita da T.S. Eliot, il primo fabbro del secondo. L’America si dimostra per quello che è: l’impero coloniale in costante espansione e mantenimento in difesa della propria moneta. La sua politica estera è sempre uguale dai tempi di Thomas Woodrow Wilson. Inalterata. L’America, prima di tutto, piaccia o meno al Santo Padre. Non esiste differenza politica alcuna tra i predecessori di Clinton, Bush, Obama, Biden, Trump, di là dalle macchiettistiche puerili etichette di pseudo-appartenenza. La linea è quella.

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E il medesimo discorso vale per la Russia, che preserva la sua grande terra, dal Baltico al Pacifico, la cui politica estera è sempre quella dai tempi di Alessandro il Grande passando attraverso il comunismo per arrivare all’oggi con Vladimiro Putin. Sempre la stessa linea: noi non usciamo e nessuno deve osare entrare. Il medesimo discorso vale per la Cina, che si è chiusa ed ancora è chiusa dentro la propria muraglia. La Cina si apre solo in uscita ed esclusivamente in funzione dell’industria e del mercato, del danaro e costruisce al suo interno. Non entra nessuno in Cina. Nessuno.

Trump è un cafone, sì e di men che esigua cultura, sì. Esattamente come il predecessore Obama che entrando al Colosseo esclama meravigliato quanto sia più grande di uno stadio di baseball: questi sono i loro riferimenti culturali. Ma la cultura non serve a niente. Niente di niente e quando serve si trasforma in propaganda (il dottor Goebbels n’è stato maestro e lo è ancora), instrumentum regni, abiezione ad ogni livello, teocratico, dittatoriale, totalitario, democratico. La cultura, al contrario del servire, spiega: è l’armonia dell’arte liberale. Non è arte meccanica che serve, amministra; la tecnica è pura meccanica priva di ogni riflesso morale. L’etica della tecnica è la tecnica: l’etica del leone è il leone. L’equivalenza si mostra diretta, anzi è un principio di eguaglianza. La tecnica risponde ad una sola domanda: funziona? Si. Perfetto. Il leone ha cacciato? Si. Mangio.

Appare evidente lo scontro in atto tra due posizioni antitetiche, conflittuali, inconciliabili. L’Imperatore ed il Papa. Enrico VIII manda a morte San Tommaso Moro per il proprio potere, per la propria volontà di potenza, conflittuale con le indicazioni sacre: eterne della Chiesa. Vecchia storia, sempre attuale.

Donald Trump, per nulla lo scimunito che piace dire a chi vuole piacere, è, nella sua estremizzante polarizzazione, perlomeno non ipocrita, talvolta involontariamente comica, la figura dell’eresiarca in cui coincide il potere transeunte con l’autorità eterna. E non ammette critiche e repliche. Né dal Santo Padre Leone XIV, né, e tantomeno, la ribellione di un vassallo, quale la signora Giorgia Meloni o chi per essa sia in precedenza quanto nel prossimo futuro.

Dilige et quod vis fac, ama e fai ciò che devi fare, questo il motto di Sant’Agostino, che dorme il suo sonno eterno a Pavia, e che ama papa Prevost, Leone XIV. Dove l’amore, citato, è l’amore di Dio in funzione del bene universale, disinteressato. E s’è scritto tutto.