(di Francesca Romana Riello). Pescantina al centro della memoria, dalla Camera un progetto sugli internati dei lager nazisti. A Balconi, nell’ultimo scorcio della Seconda Guerra Mondiale, migliaia di militari e civili italiani di ritorno dai lager nazisti si fermarono. Trovarono un pasto, vestiti, qualcuno che li ascoltava. Era il 1945. Per quasi ottant’anni, quel passaggio è rimasto ai margini del racconto pubblico. Ora torna al centro.
Il progetto si chiama “Pescantina 1945: ritorno e accoglienza degli internati nei lager nazisti”. L’ha presentato alla Camera dei Deputati l’ANRP, l’Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia. L’obiettivo è duplice: ricostruire quella fase di rientro attraverso la ricerca storica e portarla dentro le scuole.

Un transito che non aveva trovato posto
La storia di Balconi non riguarda solo episodi singoli o nomi noti. Riguarda la dimensione del fenomeno: centinaia di migliaia di uomini che avevano trascorso oltre venti mesi nei lager, in transito verso casa attraverso un territorio che si era organizzato per accoglierli. Un gesto collettivo che non ha mai trovato una vera centralità nella memoria pubblica italiana.
Non è una lacuna secondaria. Gli internati militari italiani, quelli che dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 rifiutarono di aderire alla Repubblica Sociale e vennero deportati in Germania e sono rimasti a lungo una categoria poco studiata, schiacciata tra la Resistenza e i reduci della guerra combattuta. Anche il loro ritorno, e i luoghi che lo hanno reso possibile, ha seguito la stessa sorte.
Pescantina al centro della memoria, dalla Camera un progetto sugli internati dei lager nazisti
La presentazione alla Camera segna un cambio di scala. Una vicenda locale entra in un riconoscimento istituzionale più ampio, con tutto quello che questo comporta in termini di attenzione e possibilità di ricerca.
In questo passaggio si inserisce anche la voce del territorio. Il sindaco di Pescantina, Aldo Vangi, ha scelto di riportare il discorso sul punto più concreto, quello delle scelte: «Pescantina è il luogo in cui, davanti alla sofferenza, una comunità ha scelto di non voltarsi dall’altra parte. Gesti semplici, come offrire aiuto e custodire messaggi, sono diventati segni concreti di umanità». Non una lettura celebrativa, ma un richiamo preciso a ciò che è accaduto allora.
Da qui parte il lavoro previsto dal progetto: ricerca d’archivio, raccolta di testimonianze, costruzione di un percorso didattico con gli istituti del territorio. Un passaggio operativo che prova a tenere insieme memoria e strumenti.

Memoria e scuola
È qui che il progetto si complica, nel senso buono. Portare questa storia nelle classi significa tradurla senza semplificarla, renderla comprensibile senza alleggerirla. Non è un’operazione automatica.
L’ANRP ha già una rete di progetti didattici attivi in diverse regioni. L’idea è inserire Pescantina 1945 dentro quel percorso, con materiali costruiti a partire dalla documentazione locale. La ricerca storica e il lavoro nelle scuole procedono insieme.
Quello che resta da capire è quanto di quella storia sia ancora recuperabile. I testimoni diretti non ci sono più. Restano le carte, le fotografie, la memoria familiare trasmessa per via orale. È su quel materiale che si lavora.
E in fondo è da lì che tutto riparte: da un passaggio, da persone che si fermano, da qualcuno che decide di non tirare dritto. Era il 1945. Oggi, a distanza di quasi ottant’anni, la domanda è se quella capacità di fermarsi sia rimasta oppure no.

