(di Marco Danieli) Il 2026 sarà un anno speciale per Fisar Verona, che festeggerà il cinquantesimo anniversario dalla delegazione veronese della Federazione Italiana Sommelier Albergatori e Ristoratori. Un traguardo importante per una realtà che continua a promuovere la cultura del vino e della gastronomia attraverso corsi, degustazioni ed esperienze che mettono al centro territorio, convivialità e formazione.
Tra le figure di riferimento della delegazione veronese c’è Cristina Tabacchi, direttrice e delegata Fisar Verona da otto anni, sommelier dal 2013: «La passione nasce da bambina. – racconta – Avevo studiato lingue all’università e lavoravo in un altro settore, poi ho deciso che cucinare sarebbe diventato il mio mestiere». Una scelta che l’ha portata a frequentare l’alberghiero serale a Verona, lavorando di giorno e studiando la sera.
Dopo la formazione e la gavetta nei ristoranti arriva l’esperienza come personal chef, seguita dalla pubblicazione di tre libri dedicati alla cucina. Uno di questi, dedicato ai legumi, al centro di eventi e incontri culinari. Proprio grazie a una pubblicazione sulla tradizione gastronomica italiana nasce poi la collaborazione con una struttura ricettiva che proponeva cooking class per clienti stranieri.
Un percorso che le ha permesso di unire tre passioni: le lingue, il contatto con il pubblico e la cucina. Ed è proprio lavorando come chef che nasce l’esigenza di approfondire il mondo del vino. «Mi chiedevano consigli sugli abbinamenti e mi sono resa conto che dovevo completare la formazione. Così sono diventata sommelier. E lì mi si è aperto un mondo».
Oggi Tabacchi porta avanti in Fisar un approccio che unisce didattica, tecnica, convivialità, cultura del vino e gastronomica. Nella sede veronese organizza mini corsi per avvicinarsi al mondo del vino, corsi per diventare sommelier, degustazioni e iniziative come “Mani in pasta”, un progetto che mette al centro la preparazione dei piatti per comprendere meglio il rapporto tra cucina e vino.

Secondo Tabacchi, cucinare è prima di tutto «un gesto d’amore», un linguaggio universale che richiede passione autentica. «Si percepisce quando dietro a un piatto c’è solo mestiere e quando invece c’è il fuoco dentro».
Proprio il tema dei legumi è stato al centro di una recente lezione di “Mani in pasta”, alla quale ha partecipato anche il nostro giornale. Un’esperienza pratica e coinvolgente che ha permesso ai partecipanti di preparare insieme una “Vignarola”, una pasta “Ciceri e tria” e un “hamburger vegetariano di fagioli azuki accompagnato da un chutney dal gusto speziato e orientale“.

Al termine della lezione, i partecipanti hanno condiviso un momento conviviale di degustazione, assaggiando i piatti preparati in abbinamento a diversi vini selezionati per valorizzare le caratteristiche delle portate.
Ed è proprio questo l’obiettivo del progetto “Mani in pasta”: creare un’esperienza partecipata in cui cucina e vino diventano strumenti di incontro, scoperta e divertimento.

«L’elemento fondamentale è il coinvolgimento – spiega Tabacchi –. Le persone si divertono perché cucinano insieme, imparano e condividono un’esperienza diversa dalle classiche degustazioni. Partire dalla materia prima aiuta davvero a capire cosa c’è nel piatto e quindi anche ad abbinarlo meglio». Una filosofia che si riflette anche nel ruolo del sommelier.
«Il nostro compito è educare alla degustazione. Dietro ogni bottiglia ci sono anni di lavoro, sacrifici e tradizione». Per Tabacchi il vino rappresenta infatti una vera espressione culturale: «Un vino è la fotografia di un luogo, del suo terroir e della sua storia».
Un messaggio che Fisar continua a portare avanti a Verona, valorizzando la cultura gastronomica e il rapporto consapevole con il vino, soprattutto tra le nuove generazioni. «Dobbiamo avere i piedi ben piantati nelle radici ma lo sguardo rivolto al futuro – conclude –. Innovarsi è fondamentale, ma senza perdere il legame con le tradizioni e con la qualità della materia prima».
