L’industria manifatturiera veneta torna a crescere e prova a lasciarsi alle spalle le difficoltà degli ultimi anni. Nel primo trimestre del 2026 la produzione industriale regionale ha registrato un incremento del +3,4% su base annua, con un andamento positivo diffuso in tutti i comparti. A trainare la ripresa sono anche gli ordinativi, in aumento sia sul mercato interno (+2,2%) sia su quello estero (+3,1%), segno inequivocabile della vocazione internazionale del nostro tessuto industriale. 

I dati emergono dall’indagine VenetoCongiuntura, realizzata da Unioncamere Veneto su un campione di circa 2.200 imprese rappresentative di oltre 95 mila addetti, presentata alla Camera di commercio di Venezia-Rovigo, a Mestre. Un quadro che restituisce fiducia al tessuto produttivo regionale, confermando il ruolo del Veneto come uno dei principali motori industriali del Paese, che nel biennio 2024-2025 è stata la regione con la maggior percentuale di investimenti come riportato dai dati del Mimit rilasciati a fine aprile.

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Le prospettive per i prossimi mesi, tuttavia, restano improntate alla cautela. Gli imprenditori guardano con preoccupazione alle tensioni geopolitiche internazionali e in particolare alla guerra in Medio Oriente, che finora ha inciso solo marginalmente ma che potrebbe avere effetti più pesanti sul costo dell’energia, delle materie prime e sulle catene di approvvigionamento. Non a caso il grado di utilizzo degli impianti si ferma al 70%, segnale di una strategia prudenziale da parte delle aziende, che alternano i cicli produttivi e accumulano scorte per evitare possibili interruzioni nelle forniture.

L’incertezza pesa e senza accordi chiari sul piano internazionale programmare grandi investimenti e rilanci industriali di caratura strategica resta alquanto difficile.

Secondo le previsioni di Prometeia, il Pil del Veneto crescerà dello 0,4% nel 2026, in linea con il dato nazionale, con una lieve accelerazione attesa dal 2027 intorno allo 0,6%. Dati ancora bassi ma comunque positivi. Rallentano però domanda interna e consumi delle famiglie, mentre gli investimenti fissi lordi aumentano a un ritmo molto inferiore rispetto allo scorso anno. Anche l’export dovrebbe tornare positivo (+1%) dopo il calo regionale registrato nel 2025, che però non ha toccato Verona che é rimasta in territorio positivo. 

L’industria veneta investe sull’innovazione

A sostenere la competitività del sistema veneto restano gli investimenti in innovazione. Infatti tra il 2024 e il 2025 il Veneto è stata infatti la regione italiana con il maggior numero di investimenti nella transizione digitale ed ecologica, dimostrando la capacità dell’industria locale di innovarsi e continuare a trainare l’economia nazionale.

Resta però centrale il nodo dei costi energetici e della tutela delle filiere produttive, considerate la vera spina dorsale del manifatturiero italiano, che necessitano di forniture, certe, stabili e a prezzi competitivi, che guardino a tutti gli attori dello scacchiere europeo e non solo, senza vincoli e pregiudizi, ma nel pieno dell’interesse nazionale italiano. 

Sullo sfondo pesa inoltre il rischio di una nuova stretta monetaria: secondo molti analisti, entro fine anno sia la Federal Reserve sia la Banca Centrale Europea potrebbero aumentare i tassi di interesse di 50-75 punti base. Un incremento del costo del denaro che rischierebbe di frenare investimenti e produzione, soprattutto in un Paese come l’Italia, gravato da un elevato debito pubblico e ancora esposto ai rischi di inflazione e rallentamento economico.

Occorre quindi saper mettere in campo politiche energetiche ed industriali improntate al pragmatismo, per continuare sulla strada della crescita industriale realmente sostenibile e non vincolata all’ideologia.