(Nazzareno Mollicone) L’Enciclica di Papa Leone XIV pubblicata ieri va letta e studiata attentamente, soprattutto da chi, come me, è interessato alle questioni sociali. Infatti, essa segue l’esempio della “Rerum Novarum” del suo predecessore (nel nome) Leone XIII, il quale voleva esaminare quali fossero i problemi sociali e umani derivanti dall’industrializzazione e dal lavoro di massa, sfruttato e maltrattato, dell’Ottocento: oggi, i problemi derivano dall’uso intenso e diffuso dell’informatica, della robotica e della perversa “intelligenza artificiale”.

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Ma su un aspetto di quell’Enciclica occorre intanto soffermarci. Il Papa ha citato, tra coloro che denunciavano – sia pure in modo allegorico e fantastico – l’avvento delle forze del male disumanizzanti, lo scrittore inglese John Ronald Tolkien, autore del suo lungo romanzo di fantasy intitolato “Il signore degli anelli” (da cui è stato tratto un film in tre episodi) e il personaggio centrale di quel testo che era il “Mago” Gandalf, guida ed ispiratore del suo “messo” che era l’Hobbit.

Ma, a questo proposito, va ricordata una storia italiana. Quest’autore e i suoi libri erano pressoché ignorati in Italia (prima edizione: La compagnia dell’anello- Il signore degli Anelli Tolkien, J.R.R. fu pubblicato da Astrolabio-Ubaldini, a Roma nel 1967) quando, agli inizi degli anni settanta, un gruppo di giovani aderenti al Movimento Sociale Italiano e al Fronte della Gioventù, vicini alle posizioni dell’esponente della corrente tradizionalista del partito che era Pino Rauti, decisero di organizzare un convegno giovanile all’aperto, basato su musiche, esposizione di libri, dibattiti politico-culturali, che fu chiamato – in onore di Tolkien, scoperto da qualche anno – “Campo Hobbit”: si trattava di Umberto Croppi, Giampiero Rubei, Generoso Simeone, Marco Tarchi, ed altri. Ci furono da un lato irrisione da parte dei loro compagni di partito, dall’altro demonizzazioni da parte degli avversari politici.

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Nazzareno Mollicone

Ma si andò avanti, e ne furono organizzati altri. E Tolkien venne ulteriormente commentato in seguito sul quindicinale “Linea” fondato e diretto da Rauti.

Ma non fu dimenticato. Il Governo Meloni organizzò dal 16 novembre 2023 all’11 febbraio 2024 presso la Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma una grande mostra intitolata “Tolkien: uomo, professore, autore” a cinquant’anni dalla sua scomparsa e dalla prima edizione di “Lo Hobbit”. Una Mostra che ebbe un grande successo e poi proseguì a Napoli, Catania, Torino, Trieste.

Ebbene: quei “sognatori” degli anni Settanta che avevano scoperto gli scritti di Tolkien come ispiratori delle loro battaglie politiche, oggi vedono che un Papa, questo Papa Leone XIV che è un uomo di solida cultura, ritiene che quell’autore (che peraltro era divenuto cattolico) e un personaggio particolare come Gandalf, guida spirituale dell’Hobbit, sia degno di essere citato nella sua Enciclica.

Chi ha scritto che la cultura di destra sia ininfluente e quasi un corpo estraneo viene così autorevolmente smentito, e viene riconosciuto a quell’ambiente umano di avere avuto la capacità di aver saputo ben individuare dove proiettare e su quali basi le loro battaglie politiche.