Il “caso” di via Einstein…

(Claudio Beccalossi) Il fenomeno del riversamento abusivo di rifiuti e scarti di qualsiasi genere in luoghi impropri andrebbe studiato pure come psicopatologia ad hoc, non solo considerato quale reato punibile, secondo i casi, con ammende penali e sanzioni amministrative. 

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Disturbi e sindromi?

Anche se, nella maggior parte dei frangenti, la circostanza è connessa a banale ma dannosa inciviltà od a carenza di basilare senso civico, certa casistica include pure associazioni a turbe psichiatriche diagnosticabili, tipo il disturbo da accumulo compulsivo (hoarding disorder, prima indicato in disposofobia, ora incetta patologica seriale, mentalità Messie o sindrome di Messie, sillogomania). 

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O, in estrema configurazione, sindrome di Diogene, problematica psicologica e comportamentale che implica avversione a concetti personali, tipo l’igiene e le cure sanitarie (barbonismo domestico, sindrome dello squallore senile), alienazione sociale e diniego a qualsiasi aiuto per stress acquisito, in concomitanza col disturbo da accumulo compulsivo. Consiste in un’ossessione mentale e perdita di controllo degli impulsi che rifiutano l’eliminazione di oggetti acquisiti, detenuti in gran numero ed incrementati numericamente ma inutili o di basso, se non irrisorio, valore.

 

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Le persone affette da questa disfunzione provano un’intensa angoscia al solo pensiero di scartare o distruggere cose a prescindere dalla loro nulla importanza economica od affettiva, spesso superflue, dannose, malsane. La raccolta compulsiva causa ostacoli incisivi alla normalità esistenziale, con danni a mobilità, alimentazione, pulizia e riposo.

La sillogomania e la sindrome di Diogene, in ambiti d’intenso persistere d’isolamento sociale, motivano l’abbandono o l’ammasso di materiali e/o rifiuti in contesti privati (casa propria) od in superfici d’altrui competenza. 

In merito allo scarico illegale di scarti in ogni dove capiti a tiro, il quadro clinico personale manifesta accesa convinzione che quanto fatto non abbia ripercussioni punitive sgradite, nonostante il palese attentato al decoro urbano. 

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Il comportamento mentale e pratico dei sabotatori ambientali attiva la teoria dei vetri rotti (o delle finestre rotte), principio sociologico-criminologico in base al quale le evidenze sottovalutate del degrado possono innescare emulazioni aggravanti l’ecosistema. L’incuria manifesta genera il senso inapplicato di regole e vigilanza, in un deleterio effetto domino. Un luogo che si presenta già sudicio ed allo sbando, è muto consenziente all’aggiunta di ulteriori scarichi illeciti.

Ennesimo squallore di periferia…

La premessa… clinica, forse noiosa, si collega allo sbarazzarsi clandestino di generi di scarto in ambiti periferici veronesi isolati, poco illuminati se non privi di qualsiasi luce, lontano da sguardi indiscreti (soprattutto, da videocamere di sorveglianza pubbliche o private). Come l’ennesima… scoperta dell’acqua calda, in due distinti tratti dell’appartata e ben poco rassicurante via Albert Einstein (che, da una diramazione di strada della Genovesa, si collega a strada La Rizza, nella zona sud della città), intitolazione toponomastica che dovrebbe richiamare a condotte d’intelligenza più che d’istinto… primordiale.

Anche qui il quadro è desolante. In un primo agglomerato di scorie a lato dell’asfalto s’individua di tutto: mobili componibili sfasciati, vetri in frantumi, taniche di sostanze liquide certo inquinanti (che dovrebbero essere smaltite secondo corrette modalità), sacchi di immondizie varie, vecchi materassi e tappeti, bancali di legno e ciarpame in bellavista. Accanto a tombini scoperti che costituiscono un pericolo per (molto eventuali) pedoni che si azzardino a metter piede nell’area sconcia.

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Il brutto copione si ripete in un altro punto della via, accanto a fabbricati industriali. Lo spazio, che dovrebbe svolgere ben altre funzioni, è precipitato in un anarchico sfacelo, nell’arbitraria discarica di componenti, avanzi, rifiuti multigusto ignorati da parte istituzionale tramite adeguate deterrenze, ovvio repulisti con opportuna sanificazione, individuazioni di responsabilità a cui comminare multe sacrosante. L’ammasso inquinante sconcerta anche il più allenato a simili “spettacoli” d’indecente e nociva arroganza sociale, davanti ai quali non si possono alzare le mani in segno di resa…