(paolo danieli) E’ rimasta allibita Giorgia Meloni appena è venuta a sapere che Trump ha detto che lei lo ha implorato di fare uno foto assieme a lui e che gliel’ha concessa perché le faceva pena. Un simile affronto merita una risposta immediata, che la nostra premier ha dato nel giro di mezz’ora. E lo ha fatto con i toni e le parole giuste: “sono allibita”, “se l’è inventato”, “l’Italia non implora nessuno”. Brava. Ed ha ovviamente riscosso la solidarietà di tutti i partiti ed anche del presidente della Repubblica che le ha telefonato per manifestare la propria solidarietà.

Ma non basta. E non basta neanche che il ministro degli Esteri Tajani annulli il viaggio ufficiale negli Usa o che venga convocato l’ambasciatore americano in segno di protesta.
La risposta dev’essere concreta. Altrimenti sai a Trump quanto gliene frega!
L’affronto di Trump più grave degli altri
Sappiamo benissimo tutti che l’Italia dal 1945 è sottoposta alla sfera d’influenza Usa e che per questo è un paese a sovranità limitata. E sappiamo anche che la Meloni lo sa. Ma nella vita delle persone e nella storia dei popoli c’è sempre un momento in cui si dice ‘basta!’ E questo momento è arrivato.

Non si tratta certo di diventare nemici del popolo americano, cui ci legano rapporti d’amicizia dati anche dall’origine italiana di molti dei suoi componenti. Basta solo una semplice decisione che non tocca né le alleanze né i rapporti militari: d’ora in poi il gas torniamo a compracelo dalla Russia, che tra l’altro ce lo vende a un quarto del prezzo degli States.
Una risposta economica, sullo stesso terreno nel quale Trump ci ha aumentato i dazi, creandoci dei problemi nelle esportazioni. Lui ci aumenta i dazi e ci umilia? E noi andiamo a comprarci il gas da un’altra parte. Uno a uno e palla al centro.
