Commemorazione dei militari caduti veronesi in guerra e nell’adempimento del loro dovere
(Michael Benini) Il Sacrario del Monte Baldo ha fatto da cornice nella mattinata di domenica a un momento di riflessione. Alla presenza di amministratori locali, autorità civili e militari, e rappresentanti delle associazioni d’arma, il Presidente della Camera Lorenzo Fontana, ha deposto una corona d’alloro ai Caduti dei Comuni veronesi e a quanti hanno perso la vita nell’adempimento del proprio dovere all’interno delle Forze armate e delle Forze dell’ordine.
Un rito scandito dai rintocchi della campana “La voce dei Caduti” e dalle note del Silenzio d’ordinanza, che ha offerto la sponda per un discorso di alto valore morale, incentrato sul rifiuto categorico della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali e sulla centralità assoluta dell’azione diplomatica.

Il dovere della memoria per le nuove generazioni
Nel suo intervento Fontana ha sottolineato come la natura stessa dei conflitti possa mutare nel tempo, a causa dell’evoluzione tecnologica e geopolitica, senza tuttavia alterare il carico di devastazione e sofferenza che ogni guerra porta inevitabilmente con sé. Custodire il ricordo di chi ha sacrificato la propria vita per la nazione non è dunque un semplice esercizio di retorica celebrativa, bensì un imperativo etico.
La guerra cambia ma il dolore è sempre lo stesso
“Abbiamo il dovere di fare memoria e di trasmetterla soprattutto ai più giovani”, ha ammonito Fontana, evidenziando come la conoscenza della storia rappresenti l’unico vero baluardo culturale per impedire che l’umanità ricada nei medesimi, tragici errori del passato. La memoria storica si configura così come un patrimonio dinamico, una lezione viva da consegnare alle future generazioni affinché imparino a riconoscere i segnali di scarsa lungimiranza politica prima che sfocino in drammi collettivi.
“Le guerre cambiano, ma non cambia la sofferenza che portano con sé. Ricordare i Caduti significa custodire la testimonianza di chi hasacrificato la propria vita per la patria, senza mai dimenticare il dolore di tante famiglie.”
La diplomazia come unico strumento di pace
Di fronte a uno scenario globale sempre più frammentato, il Presidente della Camera ha rilanciato con forza il ruolo del multilateralismo e del dialogo. Fontana ha respinto fermamente l’idea che la forza militare possa rappresentare una soluzione sostenibile o legittima per dirimere le tensioni tra i popoli: “Nessuno deve pensare che la guerra possa essere uno strumento per risolvere le controversie: la diplomazia resta l’unica via da seguire“.
L’appello si inserisce in un quadro di forte richiamo ai principi fondanti della convivenza democratica. Nelle parole di Fontana l’azione diplomatica non è una scelta opzionale tra le tante, ma un obbligo morale e politico a cui le istituzioni e le cancellerie internazionali non possono e non devono sottrarsi per preservare l’ordine globale.
Il tributo alle Forze dell’Ordine: la ferita di Castel d’Azzano
Il passaggio più intimo e legato al territorio si è consumato quando ha rivolto il proprio pensiero alla memoria dei tre Carabinieri rimasti uccisi nella tragedia di Castel d’Azzano, definendola “una ferita ancora aperta per il nostro territorio“. Un omaggio specifico che si è poi esteso a tutte le donne e gli uomini in divisa che quotidianamente rischiano la vita per garantire la legalità e la sicurezza nazionale.
“A loro dobbiamo la nostra gratitudine”, ha concluso la terza carica dello Stato, ricordando come i valori fondamentali della libertà e della democrazia non siano conquiste immutabili o scontate, ma il risultato diretto dell’impegno costante, silenzioso e spesso eroico di chi lavora ogni giorno per la difesa dei cittadini, della legalità e della pace.
