Non autosufficienza: la consigliera regionale Pd denuncia liste d’attesa lunghe, poche impegnative e accesso sempre più difficile alle strutture

(fi.to) Liste d’attesa sempre più lunghe, poche impegnative finanziate e criteri di accesso sempre più restrittivi. È il quadro denunciato dalla consigliera regionale del Pd Anna Maria Bigon, dopo l’analisi dei dati ottenuti tramite accesso agli atti sulla situazione delle case di riposo in Veneto.

Secondo Bigon, il sistema della non autosufficienza regionale mostra criticità ormai strutturali. A fronte di oltre 32 mila ospiti ricoverati nelle case di riposo del Veneto, nel 2025 le impegnative di residenzialità finanziate tramite il Fondo regionale per la non autosufficienza sono state 24.419. Un numero che, secondo la consigliera, lascia molte famiglie senza copertura pubblica, costrette a sostenere rette sempre più pesanti.

I numeri delle case di riposo

Il dato regionale parla anche di una lista unica con una media annua di 9.050 persone in attesa dell’impegnativa, pari a circa 754 nuovi casi al mese. A rendere ancora più difficile l’accesso è il punteggio SVaMA, indicatore utilizzato per valutare il livello di gravità: in Veneto la media per ottenere il contributo pubblico è arrivata a 79,69 punti, con un picco di 79,99 a dicembre 2025.

Particolarmente delicata, secondo Bigon, è la situazione di Verona. Nell’Ulss 9 Scaligera si registrano mediamente 1.882 anziani in lista d’attesa, il secondo dato più alto del Veneto. Ancora più pesante il valore del punteggio SVaMA: a Verona la soglia media sale a 83,53 punti, con un picco di 84,19 a dicembre, rendendo l’accesso con contributo pubblico più difficile rispetto alla media regionale.

Le impegnative finanziate nel territorio veronese sono state 4.192, un dato che Bigon giudica insufficiente rispetto all’ampiezza della provincia e alla domanda di assistenza. Anche la degenza media, pari a 219 giorni, viene letta dalla consigliera come il segnale di un ingresso nelle strutture sempre più tardivo, spesso in condizioni già molto gravi.

«A Verona e in tutto il Veneto le famiglie sono lasciate sole a farsi carico di costi insostenibili, oppure sono costrette a rinunciare alle cure», afferma Bigon, chiedendo alla Regione un aumento immediato delle risorse e una revisione dei criteri di accesso.

Per la consigliera Pd, la questione non può essere trattata solo come un problema di bilancio: “La salute e la dignità dei nostri anziani non possono dipendere dalla capacità economica delle famiglie”. Un tema destinato a restare al centro del confronto politico regionale, soprattutto in un territorio come Verona, dove i numeri indicano una pressione particolarmente forte sulle strutture e sui servizi per la non autosufficienza.