Non è detta l’ultima parola. In Senato potrebbero passare perché non c’è il voto segreto
(p.d.) Le preferenze erano l’elemento qualificante della nuova legge elettorale. Ieri la Camera le ha bocciate. L’emendamento, voluto fortemente dalla Meloni, non è passato per un voto. Si parla di una trentina di franchi tiratori all’interno della maggioranza che hanno potuto impallinarlo grazie al voto segreto richiesto apposta dalla sinistra. La Lega e Forza Italia non le volevano. E, c’è da giurarlo, nemmeno tanti ‘fratelli d’Italia’ che hanno dovuto comunque accettarle perché volute dalla loro ‘capa’.
Un altro passo falso del centrodestra. Ma non è detta l’ultima parola. La legge dovrà passare in Senato, dove il voto segreto non è ammesso per questioni che non siano personali o etiche. E la legge elettorale non rientra fra queste. Quindi si vedrà chi nella maggioranza tirerà indietro perché con il voto palese non si potrà più nascondere.

Le preferenze l’unico elemento che rendeva la legge elettorale un po’ più democratica
Nel centrosinistra hanno gioito per lo scivolone del governo. Si riempiono tanto la bocca di democrazia, ma le preferenze erano l’unico elemento che rendeva un po’ più democratico un sistema elettorale concepito per garantire il controllo del parlamento da parte delle segreterie di partito più che la reale rappresentanza popolare.
I capolista erano infatti bloccati e l’elettore avrebbe potuto scegliere solo fra 6 nomi, decisi dai capi-partito. Meglio di niente, si dirà. Ma qualcosa di molto diverso e limitato rispetto alle liste della 1ª Repubblica quando l’elettore poteva scegliere fra una trentina di candidati.
Una politica al ribasso
Insomma, una legge elettorale tutta al ribasso, come del resto la politica del governo.
La Repubblica Presidenziale, bandiera storica della destra italiana, prima è stata derubricata a Premierato. Ma poiché questo avrebbe implicato la riforma della Costituzione, che prevede che sia il Capo dello Stato a indicare il presidente del Consiglio si sono dovuti accontentare dell’indicazione del premier sulla scheda elettorale. Qualcosa del genere è accaduto per le preferenze, viste come il fumo negli occhi dai parlamentari attuali, che sono di fatto dei nominati più che degli eletti.

La preferenze erano l’unico elemento qualificante della nuova legge elettorale. Se non venissero introdotte dal Senato il Melonellum sarà solo un’altra legge elettorale sartoriale, fatta su misura da chi detiene in quel momento la maggioranza, per garantirsi la vittoria alle prossime elezioni. Invece la legge elettorale dovrebbe essere sempre la stessa, stabilita dalla Costituzione.
Cambiare le regole del gioco durante la gara puzza sempre d’imbroglio.
