La Regione punta sugli alloggi per attrarre medici e infermieri: 50 milioni per recuperare le case popolari
La carenza di personale negli ospedali e nelle case di riposo continua a rappresentare una delle principali criticità del sistema sanitario veneto. Per affrontare il problema, la Regione Veneto ha scelto di intervenire anche sul fronte abitativo, approvando la scorsa settimana una legge che introduce nuove priorità per l‘housing sociale.
Il provvedimento prevede un investimento di 50 milioni di euro destinato al recupero di alloggi di edilizia residenziale pubblica attualmente inutilizzati perché necessitano di adeguamenti normativi, interventi sugli impianti, lavori di messa in sicurezza o ristrutturazioni. Una volta riqualificati, gli appartamenti saranno assegnati con priorità al personale sanitario impiegato negli ospedali e nelle case di riposo.
A spiegare le motivazioni dell’iniziativa è il capogruppo della Lista Stefani in Consiglio regionale, il veronese Matteo Pressi. “Uno dei principali ostacoli al reperimento di personale da dedicare agli ospedali e alle case di riposo delle grandi città della nostra regione e delle zone turistiche è proprio la difficoltà di trovare un alloggio da parte dei neoassunti. Molti, ancora prima di prendere servizio, optano per altri ospedali o accettano posizioni lavorative in altre regioni”, sottolinea.

L’aumento del costo degli affitti in molte aree del Veneto, infatti, sta incidendo sempre di più sulla capacità delle strutture sanitarie di reclutare nuovi professionisti, soprattutto nelle città e nelle località a forte vocazione turistica.
Secondo Pressi, la misura rappresenta uno strumento di welfare già adottato in altri Paesi europei e punta a rendere più attrattive le professioni sanitarie, favorendo l’accettazione di incarichi anche in territori dove trovare un’abitazione è particolarmente difficile. Tra gli esempi citati figurano gli ospedali di Verona, Padova e Venezia, ma anche i presidi di Asiago, Malcesine sul lago di Garda e quelli delle Dolomiti.
“In questo modo mettiamo sul piatto un ulteriore strumento per rendere il nostro servizio sanitario ancora più attrattivo, nella consapevolezza della necessità di assicurare un numero adeguato di professionisti in molti presidi che oggi scontano carenze che si traducono in attese per i cittadini”, conclude Pressi.
