(di Francesca Romana Riello) Ictus, 500 pazienti l’anno; uno su due torna subito a casa: cinquecento pazienti colpiti da ictus ogni anno e, per la metà di loro, il ritorno a casa in autonomia dopo le cure. Sono i numeri della Stroke Unit dell’Aoui di Verona, uno dei centri di riferimento del Veneto per il trattamento di quella che resta una delle più gravi emergenze neurologiche. In occasione della Giornata mondiale della Neurologia, che si celebra domani 22 luglio, l’Unità operativa di Neurologia A di Borgo Trento richiama l’attenzione soprattutto su un fattore: il tempo. Davanti ai primi sintomi non bisogna aspettare, perché prima si interviene, maggiori sono le possibilità di limitare le conseguenze dell’ictus.
A dirigere la Neurologia A e la Stroke Unit è Bruno Bonetti. Ogni anno il reparto prende in carico oltre 500 persone con ictus, senza limiti di età. Grazie ai nuovi farmaci, alle tecnologie disponibili e alla collaborazione con la neuroradiologia interventistica, il 50 per cento dei pazienti torna direttamente a casa, il 30 per cento prosegue il percorso in riabilitazione, il 10 per cento viene trasferito in una struttura residenziale. Il restante 10 per cento dei casi ha un esito fatale.
La corsa contro il tempo
Nell’ictus ogni minuto conta. I trattamenti possono passare dalla trombolisi farmacologica fino all’intervento eseguito insieme ai neuroradiologi interventisti, ma la loro efficacia dipende dalla rapidità con cui il paziente arriva in ospedale.
Per questo l’indicazione degli specialisti è quella di non sottovalutare segnali improvvisi come la perdita di sensibilità a un braccio o in una parte del corpo e, più in generale, la comparsa di disturbi neurologici focali. In questi casi è necessario rivolgersi subito al Pronto soccorso, dove è attivo un percorso dedicato. Aspettare che il disturbo passi da solo può significare perdere tempo prezioso.
La prevenzione resta l’altro fronte su cui intervenire: tenere sotto controllo pressione, diabete e colesterolo, insieme a uno stile di vita sano, riduce alcuni dei principali fattori di rischio.

Ictus, a Verona 500 pazienti l’anno
«La nostra Stroke Unit è altamente performante, spiega Bonetti . Con 500 pazienti trattati l’anno siamo uno dei centri di punta del Veneto, che è già benchmark nazionale per attività. Oggi riusciamo a far tornare subito alla quotidianità la metà dei pazienti colpiti da ictus».
Negli ultimi vent’anni la neurologia è cambiata: patologie che fino a pochi decenni fa lasciavano margini di intervento molto più limitati oggi si affrontano con farmaci e tecnologie che modificano in profondità la qualità di vita dei pazienti. È successo con la sclerosi multipla, per la quale le nuove terapie hanno cambiato il decorso della malattia, e con l’epilessia, diventata sempre meno resistente ai farmaci. Anche per il Parkinson sono disponibili trattamenti come la Deep Brain Stimulation, gli ultrasuoni focalizzati guidati dalla risonanza magnetica e le pompe sottocutanee.
Il campo d’azione della neurologia si è allargato, dalle emergenze tempo-dipendenti alle malattie neurodegenerative e croniche. Garantire una migliore qualità della vita ai pazienti e rendere sostenibile l’assistenza nei casi di disabilità più grave restano oggi le due sfide aperte.
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, i disturbi neurologici interessano 3,4 miliardi di persone nel mondo. In Italia oltre un milione di persone convive con una forma di demenza, circa 300 mila con il Parkinson e 144 mila con la sclerosi multipla. Gli ictus sono circa 90 mila ogni anno.
Palazzo Balbi si illumina di blu
La Giornata mondiale della Neurologia arriverà quest’anno anche nel cuore delle istituzioni venete. Domani sera Palazzo Balbi, sede della Giunta regionale a Venezia, sarà illuminato di blu per richiamare l’attenzione sull’impatto crescente delle malattie neurologiche.
A portare l’iniziativa in Regione è stato lo stesso Bonetti, nella sua veste di segretario della sezione Triveneto della Società italiana di Neurologia.
«È fondamentale non abbassare la guardia, sottolinea Bonetti . All’apparizione dei primi sintomi bisogna recarsi al Pronto soccorso: prima riusciamo a identificare la malattia, più saranno efficaci le cure».
