(di Francesca Romana Riello) Verona fa fronte comune contro le etichette ingannevoli:settanta amministrazioni della provincia di Verona, quasi il 70% dei 98 Comuni scaligeri, hanno approvato delibere per chiedere una modifica alle regole doganali europee sull’origine dei prodotti alimentari. La mobilitazione, promossa da Coldiretti Verona, punta a cambiare il criterio con cui il Regolamento Ue 952/2013 attribuisce la provenienza a un prodotto quando alla sua realizzazione partecipano più Paesi: oggi conta il luogo dell’ultima trasformazione sostanziale, non quello in cui la materia prima è stata coltivata o raccolta.
L’adesione dei Comuni è cresciuta nelle ultime settimane. L’obiettivo di Coldiretti è portare la questione a Bruxelles e ottenere regole che rendano riconoscibile l’origine effettiva delle materie prime, non solo il luogo dell’ultima lavorazione.
Anche Verona ha aderito: il Consiglio comunale ha approvato la mozione presentata dal consigliere Pietro Trincanato. Il sindaco Damiano Tommasi, alla presentazione dell’iniziativa, ha parlato della necessità di garantire ai consumatori la reale provenienza dei prodotti, italiani e stranieri, riconoscendo il giusto valore all’origine delle materie prime.

Settanta amministrazioni unite sulla trasparenza
Il nodo riguarda i prodotti ottenuti attraverso passaggi che coinvolgono Paesi diversi. Con le norme attuali, una materia prima interamente estera può acquisire l’origine italiana se l’ultima trasformazione considerata sostanziale avviene sul territorio nazionale: è quello che Coldiretti definisce il «paradosso della trasformazione magica», un meccanismo formalmente regolare che rischia però di creare una distanza tra quanto il consumatore legge in etichetta e la provenienza reale del prodotto.
«Non possiamo più tollerare che una semplice operazione di confezionamento o una minima manipolazione industriale basti a trasformare magicamente un prodotto straniero in un’eccellenza italiana», spiega il presidente di Coldiretti Verona Alex Vantini, secondo cui la situazione penalizza il lavoro degli agricoltori italiani e lascia ai consumatori informazioni insufficienti su ciò che acquistano.
L’Italia ha già provato a intervenire con i Decreti Origine, applicati ad alcune filiere come latte, pasta, riso e pomodoro: in questi casi l’etichetta deve distinguere il luogo di provenienza della materia prima da quello della successiva trasformazione. Coldiretti chiede di estendere il principio a tutti i prodotti alimentari, introducendo l’obbligo di indicare la provenienza originaria delle materie prime anche per gli alimenti confezionati e per quelli serviti nella ristorazione.

Made in Italy, la battaglia parte dall’origine
A sostenere la richiesta c’è anche la Provincia di Verona. Il presidente Flavio Massimo Pasini richiama la vocazione agroalimentare del territorio e il peso delle filiere locali: la revisione del criterio dell’«ultima trasformazione sostanziale», sottolinea, tocca la difesa delle produzioni ma anche l’economia, l’occupazione e la tutela del paesaggio rurale.
Coldiretti non chiede di impedire l’ingresso o la vendita di prodotti stranieri, ma di permettere a chi compra di sapere con chiarezza quale sia la loro origine, in un territorio veronese dove agricoltura, trasformazione e distribuzione pesano molto sull’economia e dove le produzioni locali competono con materie prime provenienti da mercati con costi e regole differenti.
C’è di mezzo anche la concorrenza. «Vogliamo garantire ai cittadini la possibilità di effettuare scelte d’acquisto che siano realmente consapevoli e basate su dati di fatto trasparenti», sottolinea il direttore di Coldiretti Verona Massimo Albano, che indica come altro obiettivo il contrasto all’Italian Sounding e alla commercializzazione dei falsi Made in Italy, un fenomeno che, secondo l’associazione, sottrae ogni anno decine di miliardi di euro all’economia agroalimentare italiana.

Verona fa fronte comune contro le etichette ingannevoli
La mobilitazione scaligera punta a superare un sistema nel quale il luogo dell’ultimo passaggio produttivo può pesare più dell’origine della materia prima, una questione che riguarda direttamente anche le eccellenze veronesi, dalle produzioni vitivinicole a quelle frutticole e orticole, chiamate a confrontarsi con prodotti che arrivano dall’estero e che, dopo una trasformazione sostanziale sul territorio nazionale, possono acquisire legalmente l’origine italiana.
La richiesta avanzata è introdurre l’indicazione obbligatoria dell’origine delle materie prime per tutti gli alimenti, compresi quelli confezionati e quelli destinati alla ristorazione: un’informazione capace di distinguere con maggiore precisione dove nasce un prodotto e dove, invece, viene trasformato.
È su questa differenza che Coldiretti vuole portare il confronto in Europa, mentre le adesioni dei Comuni veronesi continuano ad arrivare. La richiesta, alla fine, è semplice: fare in modo che chi sceglie un prodotto possa sapere non soltanto dove è stato trasformato, ma da dove arriva davvero la materia prima.
