L’idea di dover essere costantemente disponibili

(David Benedetti *)C’è stato un tempo in cui andare in vacanza significava, semplicemente, andare via. Si chiudeva la porta di casa, si saliva su un treno o in automobile e, per qualche settimana, il resto del mondo continuava a vivere senza di noi. Nessuno si aspettava una risposta immediata, nessuno immaginava di poterci raggiungere in ogni momento.

Oggi partiamo con il costume da bagno, un buon libro e, soprattutto, con lo smartphone. È il primo oggetto che mettiamo in valigia e l’ultimo che spegniamo la sera. Lo consultiamo in spiaggia, al ristorante, durante una passeggiata sul lungomare. Non perché sia sempre necessario, ma perché ci siamo abituati all’idea di dover essere costantemente disponibili.

È una strana contraddizione. Cerchiamo il mare per ascoltare il rumore delle onde, ma finiamo per ascoltare il suono delle notifiche. Saliamo in montagna per respirare aria pulita, ma continuiamo a trattenere il fiato in attesa dell’ennesimo messaggio. E così il tempo che dovrebbe rigenerarci resta in parte occupato dalle stesse urgenze che volevamo lasciare a casa.

Disconnettersi non significa rifiutare la tecnologia. Sarebbe un errore pensarlo. Lo smartphone ci permette di orientarsi, di fotografare un tramonto, di sentire una persona cara anche a centinaia di chilometri di distanza. Il problema non è lo strumento, ma il rapporto che abbiamo costruito con esso.

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Concedersi un’ora senza controllare il telefono

Forse il vero lusso dell’estate non è una meta esclusiva o un albergo con vista sul mare. È concedersi un’ora senza controllare il telefono. Sedersi all’ombra di un albero, guardare un bambino che costruisce un castello di sabbia, seguire con lo sguardo una barca che si allontana all’orizzonte. Attimi apparentemente insignificanti che, invece, hanno la straordinaria capacità di restituirci a noi stessi.

Le vacanze, in fondo, servono anche a questo: ricordarci che il mondo può andare avanti per qualche ora senza il nostro intervento. Le e-mail possono attendere, i social continueranno a scorrere, le notizie saranno ancora lì quando torneremo.

Noi, invece, non sempre possiamo rimandare l’occasione di vivere davvero un momento. E forse la più bella cartolina da spedire, quest’estate, è proprio quella che non invieremo subito.

*insegnante Liceo Scientifico