Prosegue lo stato di agitazione del personale. Il sindacato denuncia mancato confronto, clima interno difficile e risorse tagliate

(fi.to) Tensione alla Camera di Commercio di Verona, dove la UIL FP denuncia una situazione ormai difficilmente sostenibile nei rapporti tra amministrazione e personale. Al centro della vertenza ci sono organizzazione del lavoro, relazioni sindacali, salario accessorio, incarichi, procedure assunzionali e valutazione dei dipendenti.

Secondo il sindacato, il dato più grave è che i lavoratori siano stati costretti ad arrivare fino alla Prefettura per vedere rappresentate questioni che da mesi attendono risposte concrete. Per la UIL FP, il ricorso alla procedura prefettizia dimostra l’assenza di un confronto interno capace di produrre soluzioni.

La sigla sindacale sottolinea inoltre che, anche dopo l’apertura della procedura di raffreddamento, la Camera di Commercio non avrebbe promosso alcun incontro con la rappresentanza dei lavoratori, né prima né dopo, per tentare di ricomporre la situazione.

BOGNIN

«Quando dei dipendenti pubblici sono costretti ad arrivare davanti al Prefetto per essere ascoltati significa che qualcosa, nelle normali relazioni interne, non sta funzionando», dichiara il segretario generale UIL FP Verona Marco Bognin.

Lo stato di agitazione non riguarda soltanto una rivendicazione economica. La UIL FP parla di un quadro più ampio, fatto di criticità sul clima aziendale, sull’organizzazione, sulle relazioni sindacali, sugli incarichi, sulle assunzioni e sulle modalità di valutazione del personale.

Resta aperto anche il nodo delle risorse. Il sindacato richiama la decurtazione di oltre 32 mila euro delle somme destinate nel 2026 al personale non dirigente e pone il tema dell’equilibrio tra le risorse riconosciute a circa 90 lavoratrici e lavoratori del comparto e quelle riferite alla dirigenza.

«Non stiamo parlando soltanto di soldi», sottolinea la UIL FP. «Stiamo parlando del valore che un’amministrazione decide di riconoscere alle persone che ogni giorno fanno funzionare la Camera di Commercio di Verona».

A pesare, secondo il sindacato, ci sarebbero anche i risultati dell’indagine sul benessere organizzativo richiamata nella relazione portata in Prefettura, dalla quale emergerebbero criticità su organizzazione, equità, performance e rapporto con la dirigenza.

La UIL FP spiega di non aver ritenuto possibile conciliare in sede prefettizia perché non sarebbero emersi elementi concreti su cui costruire un accordo: nessuna risposta sostanziale alle questioni poste, nessuna revisione delle decisioni contestate e nessuna disponibilità a modificare l’attuale impostazione.

«Non accettiamo che la responsabilità della mancata conciliazione possa essere scaricata sui lavoratori», conclude Bognin. «La UIL FP e le RSU sono andate in Prefettura per cercare una soluzione, non per fare una passerella. Senza risposte non potevamo mettere una firma sotto un verbale e fingere che i problemi fossero risolti».

Per il sindacato, dunque, la vertenza resta aperta. Lo stato di agitazione proseguee la UIL FP annuncia che continuerà a stare al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori della Camera di Commercio di Verona fino a quando non arriveranno risposte concrete.

Il caso mette in evidenza una frattura che, secondo la rappresentanza sindacale, non può essere ridotta a una semplice questione contrattuale. Al centro c’è il rapporto di fiducia tra ente e personale, in un momento in cui il buon funzionamento della macchina amministrativa passa anche dalla capacità di ascoltare chi ogni giorno garantisce servizi a imprese, cittadini e territorio.