L’accusa di Paolo Borchia alla Commissione sull’annullamento dei finanziamenti alla Biennale come rappresaglia per aver consentito l’apertura del padiglione della Russia

«Un’opera d’arte non è un carro armato e la Biennale non è un ufficio diplomatico, ma la Commissione non c’arriva». Lo dichiara Paolo Borchia, capo delegazione della Lega al Parlamento europeo, in seguito alla risposta della vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen alla lettera con cui, lo scorso aprile, aveva chiesto alla Commissione di riconsiderare la decisione di revocare i fondi europei alla Biennale di Venezia per la partecipazione russa.

Bruxelles conferma nero su bianco una scelta grave: condannare l’invasione dell’Ucraina è una cosa, condizionare la libertà di espressione artistica un’altra. Utilizzare i finanziamenti europei come leva per interferire nelle scelte autonome della cultura crea un precedente pericoloso. L’arte deve essere spazio di libertà, pluralismo e dialogo, non ostaggio della geopolitica”, conclude Borchia.