L’intelligenza artificiale ha sempre più spazio nei luoghi di lavoro, anche se il suo pieno sfruttamento è ancora lontano. La Cgia di Mestre informa che la percentuale di lavoratori che la impiega è raddoppiata, schizzando dal 26% del 2024 al 52% del 2026. A scattare questa fotografia è un’analisi condotta dalla BCE, basata sui dati della Consumer Expectations Survey, l’indagine mensile che coinvolge circa 20.000 persone in 11 Paesi dell’area euro.
L’intelligenza artificiale fa risparmiare tempo
Chi usa già queste tecnologie risparmia circa 3 ore di lavoro a settimana, il 7,7% dell’orario lavorativo.
Allargando lo sguardo all’intera forza lavoro solo il 48,8% dichiara di usare l’IA e di riscontrare un effettivo risparmio di tempo. Questo divario evidenzia quanto il potenziale di produttività offerto dalle nuove tecnologie sia ancora ampiamente inutilizzato.

Il divario generazionale e d’istruzione
La penetrazione dell’IA nel mercato del lavoro non avviene in modo omogeneo, evidenziando chiare disparità demografiche e formative. Ruolo principale hanno l’istruzione, il 61% tra i lavoratori con un livello di istruzione elevato, per poi scendere al 37% tra chi ha titoli di studio inferiori, e l’età: i più giovani mostrano una propensione all’uso dell‘IA superiore di circa il 20% rispetto ai colleghi più anziani.
A frenare una diffusione capillare sono soprattutto ostacoli di natura culturale, formativa e organizzativa. L’analisi della BCE evidenzia come la semplice introduzione di un software non sia sufficiente: servono competenze adeguate e una revisione dei processi aziendali per trasformare le ore risparmiate in reale valore aggiunto.
Un’opportunità per le piccole imprese e l’impatto sull’occupazione
Il fattore tecnologico rappresenta uno snodo cruciale anche per artigiani e piccole imprese, rileva la Cgia. Per queste realtà, l’IA si rivela un alleato pratico per snellire la burocrazia, gestire meglio i flussi informativi e supportare la comunicazione, liberando risorse da destinare alle attività core. La sfida principale per i piccoli imprenditori resta quindi l’integrazione efficace della tecnologia nei processi quotidiani.
Sul fronte dell’occupazione, lo studio della BCE rassicura: al momento non emergono evidenze di una riduzione dei posti di lavoro a livello aziendale legata all’introduzione dell’IA. Permane tuttavia, tra i lavoratori, una percezione di rischio legata alla sostituzione tecnologica, specialmente nei settori o contesti economici caratterizzati da maggiore fragilità.
