(di Francesca Romana Riello). CDP, Pasini: “Dopo il PNRR resti perno dello sviluppo”Mentre il Piano nazionale di ripresa e resilienza si avvia verso il suo ultimo tratto, le Province chiedono che il lavoro costruito in questi anni non vada disperso. A dirlo è Flavio Pasini, presidente della Provincia di Verona e vicepresidente vicario dell’Unione delle Province italiane, intervenuto in audizione alla Commissione parlamentare di vigilanza su Cassa Depositi e Prestiti.

Il vicepresidente UPI in audizione: serve continuità, non una parentesi

Il tema non è solo il bilancio del PNRR, ma quello che verrà dopo. E qui il messaggio è esplicito: CDP non può essere considerata uno strumento a termine, legato a una stagione straordinaria.

CDP, Pasini: “Dopo il PNRR resti perno dello sviluppo”

CDP, Pasini: “Dopo il PNRR resti perno dello sviluppo”

Nel suo intervento, Pasini tocca più livelli. Il primo riguarda il sostegno diretto agli enti locali, tradottosi soprattutto nella rinegoziazione dei mutui: operazioni tecniche con effetti molto concreti, capaci di liberare risorse e dare respiro a bilanci spesso sotto pressione. Il secondo riguarda gli investimenti: non basta avere i fondi se mancano le strutture per spenderli. Su questo fronte, secondo l’UPI, CDP ha avuto un ruolo decisivo nell’accompagnare amministrazioni che non sempre dispongono internamente di competenze e organici adeguati.

«Per il sistema della Pubblica Amministrazione, e in particolare per Province, Regioni e Comuni, la Cassa Depositi e Prestiti rappresenta un alleato insostituibile», ha detto Pasini. «Sia per gli interventi a sostegno dei bilanci, sia per la preziosa assistenza nella realizzazione degli investimenti, soprattutto nell’attuazione del PNRR».

Il nodo è quello che viene dopo. Il PNRR è una parentesi, per quanto ampia, e il rischio concreto è che con la sua conclusione si torni a una gestione più frammentata, meno capace di tenere insieme risorse e obiettivi.

CDP, Pasini: “Dopo il PNRR resti perno dello sviluppo”

Dalla finanza all’assistenza tecnica, il ruolo che gli enti locali chiedono

Da qui la richiesta: consolidare il ruolo di CDP anche nella nuova programmazione europea 2027-2034, non come supporto occasionale ma dentro un sistema integrato con Regioni ed enti locali, capace di garantire continuità nella gestione dei fondi comunitari e nella loro effettiva spesa.

Nella sua audizione Pasini indica anche un altro fronte: l’innovazione. L’UPI chiede che CDP assuma un ruolo di acceleratore tecnologico, mettendo a disposizione competenze e strumenti già testati altrove, dall’intelligenza artificiale alle piattaforme digitali, con l’obiettivo di semplificare e velocizzare i procedimenti amministrativi sui territori. Perché la capacità di spendere le risorse passa sempre più dalla qualità degli strumenti, e su questo molti enti locali partono in svantaggio.

«CDP si conferma un soggetto indispensabile per le politiche di sviluppo del Paese», ha aggiunto Pasini. «Agisce come perno centrale di fronte alla crescente complessità delle sfide economiche e sociali».

Quello che le Province chiedono va oltre il ruolo di finanziatore: un’evoluzione verso funzioni di advisory, assistenza tecnica, accompagnamento progettuale, supporto nella gestione delle risorse.

«Per il futuro auspichiamo che il ruolo di Cassa si evolva oltre il supporto finanziario», ha concluso Pasini. «Serve una sinergia costante che affianchi gli enti locali non solo come fonte di finanziamento, ma come partner di sistema».

La partita che si apre con la fine del PNRR non è solo tecnica. È politica, amministrativa, e in ultima analisi concreta: riguarda la capacità di trasformare risorse in opere, servizi, infrastrutture.

CDP, Pasini: “Dopo il PNRR resti perno dello sviluppo”