Gelmetti: un problema di soldi ma anche di equilibrio geopolitico

La storia inizia nel 1972

(Gianni de Paoli) Quando nel 1972 venne progettata l’autostrada A31 Valdastico venne battezzata “PiRuBi”, dai nomi dei democristiani Flaminio Piccoli, Mariano Rumor e Toni Bisaglia, leader rispettivamente delle province Trento, Vicenza e Rovigo, rimase incompleta. per decenni rimase incompleta e funzionò solo il tratto tra l’A4 e Piovene Rocchette, che è tutt’ora il capolinea. E solo dopo 40 anni, nel 2015, venne completato tratto che arriva in provincia di Rovigo coni collegamento con la 434 Traspolesana.

Il completamento a Nord verso Trento non venne mai affrontato per i costi altissimi che avrebbe comportato oltre che per l’impatto ambientale in una zona di particolare rilevanza naturalistica ed a tutt’oggi garantisce i collegamenti con la Pedemontana Venet per alleggerire il traffico dell’A4.

C’è di mezzo Trento

Ora però la Regione Veneto ha in animo di completarla. Il presidente della provincia di Trento, ente che non è mai stato entusiasta di costruire in mezzo alle proprie montagne un attratte di traffico come un autostrada, nella persona di Maurizio Fugatti, pare abbia dato il suo assenso.
Ma qui nascono i problemi.

Si stima che il completamento a Nord venga a costare intorno ai 5 miliardi. Una bella cifra, visto che devono ancora essere pagati i debiti della Pedemontana Veneta e che la situazione generale dell’economia, che secondo il ministro Giorgetti sta scivolando verso la recessione, non pare promettere chiari di luna che permettano spese del genere.

Le obiezioni degli ambientalisti. Era meglio la metropolitana veneta

In più ci sono le obiezioni degli ambientalisti. In Regione Veneto AVS ricorda che nel 2018 Zaia abbandonò perché ‘troppo costoso’ il progetto della Sfmr, la metropolitana di superficie, che avrebbe collegato il Veneto su rotaia, con un costo preventivato di 5,9 miliardi. Secondo le proiezioni del progetto, avrebbe aumentato l’uso del treno del 74% e ridotto quello dell’automobile del 7,7%. Un progetto lungimirante che però venne scartato perché non cerano i soldi.
Invece,”per una nuova strada si trovano sempre” come afferma Carlo Cunegato, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in Consiglio regionale del Veneto.

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“Il Veneto è la seconda regione più cementificata d’Italia – ricorda – e questa classe dirigente dimostra di non aver cambiato di un millimetro la sua idea di sviluppo: continua a investire sulla gomma, mentre i veneti si spostano su ferrovie ottocentesche. Per andare da Schio a Vicenza, 30 km, ci vogliono 53 minuti e si viaggia ancora sui treni a gasolio. Nel 2022 la Regione parlava di 80 milioni per l’elettrificazione della linea”.

La Valdastico Nord mina il ruolo geopolitico di Verona

Ci sono poi obiezioni di carattere geopolitico. Le esprime il senatore veronese Matteo Gelmetti dopo le dichiarazioni in proposito del presidente del Veneto Alberto Stefani parlando della holding regionale della autostrade che avrebbe in programma l’allungamento a non della A31 Valdastico « Se il completamento della Valdastico dovesse avvenire senza adeguate compensazioni strategiche per Verona- dice Gelmetti-, quella holding rischierebbe di cristallizzare una gerarchia in cui Verona è già ridimensionata. Il quadro è chiaro: dopo aver perso banche e assicurazioni, patrimonio identitario ed economico che sembrava inamovibile, oggi rischiamo di perdere ciò che abbiamo sempre ritenuto impossibile perdere: la posizione geografica, la centralità commerciale e la connessione privilegiata con il nord Europa».

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«La geografia non è immutabile quando le infrastrutture la riscrivono. Verona deve partecipare alla discussione sulla holding veneta con consapevolezza di questa posta in gioco, non con la presunzione di chi si ritiene inamovibile, ma con la lucidità di chi sa che le posizioni vanno difese e presidiate con politiche attive» .

Gelmetti chiama la politica e l’economia veronese

Gelmetti conclude: «Chiedo quindi a tutte le forze politiche, economiche e istituzionali veronesi di aprire un tavolo serio su questi temi: materie prime critiche, logistica del Brennero, holding veneta e infrastrutture viarie devono essere affrontati come un unico dossier strategico».