(Antonella Traina) Si chiama Montorioveronese.it. E’ contemporaneamente un sito e un’associazione.
«Siamo nati 20 anni fa con l’idea di creare una piazza virtuale per il nostro paese- spiega il presidente Roberto Rubele-. Con il tempo siamo diventati un’associazione vera e propria, regolarmente iscritta al Registro Unico Nazionale del Terzo settore».
«Montorio è una piccola realtà che ha continuato a mantenere una propria identità specifica- continua Rubele.- Noi, come associazione, vogliamo far conoscere il nostro territorio, la sua storia le sue caratteristiche e la sua tipicità».

Montorio oggi è una frazione dei Verona ma è stato comune autonomo fino al 1927. È situato nella parte nord-orientale del territorio comunale, a 6 chilometri dal centro e all’imboccatura della Val Squaranto, fa parte dell’8ª circoscrizione ed è abitato da circa 7000 persone. Nelle vicinanze si trovano le località di Ponte Florio, Mizzole, Ferrazze, Borgo Santa Croce e San Michele.
La storia di Montorio
Di origini retiche, il centro è diventato di una certa importanza in epoca romana per la presenza, nel territorio, di tutta una serie di fossi, laghetti e risorgive che lo caratterizzano ancora oggi.
«A Montorio, in epoca romana, era stato costruito un invaso che raccoglieva le acque e, da qui, iniziava un acquedotto che la postava fino alla città di Verona. Tracce di questo passato sono state trovate a ponte Florio, durante degli scavi, sono stati trovati pezzi dell’acquedotto, che è stato interrato ma di cui sono stati realizzate fotografie e tracciati – continua Rubele-. La stessa cosa è avvenuta per dei mosaici sempre di epoca romana. L’acqua corrente era indispensabile, nell’antichità, per lo sviluppo di attività manifatturiere. e Montorio è stato, per secoli, una sorta di zona industriale con mulini, cotonifici, aziende di lavorazione di pellami».

«Nel Medioevo Montorio era, per così dire, la zona industriale di Verona, e qui esistevano importanti mulini che rifornivano anche la città ed era poi sviluppata la lavorazione dei panni. Con i macchinari mossi ad acqua venivano battuti per ricavarne un feltro molto pregiato e conosciuto anche fuori dal territorio veronese».
Queste attività proseguirono per secoli, tanto che, perfino nell’800 nel montoriese vennero edificati cotonifici e fabbriche di filati. Negli anni ‘40 del secolo scorso venne costituita una Società anonima Pellami e Lane che restò operativa fino agli anni ‘60. Questa azienda importava pellami perfino dall’India e dall’Australia e la rilavoravano per ricavarne manufatti veri. Cessò l’attività solo per il sopraggiungere di una crisi dovuta al cambiamento delle produzioni economiche.
L’associazione Montorioveronese.it si occupa di studiare la storia di questa frazione raccogliendo documenti, fotografie, creando progetti.

«Nel 2020 – spiega Rubele- abbiamo creato il Centro di documentazione della dorsale preafita per promuovere la conoscenza della storia, dell’ambiente e della cultura del territorio dell’est veronese e in particolare, della Valpantena di cui Montorio fa parte».
Un altro progetto che sta particolarmente a cuore ai membri dell’associazione riguarda la gestione dell’ex campo di concentramento di Montorio. L’edificio “DAT La Colombara” si pensa che sia stato utilizzato durante la 2ª guerra mondiale come campo di concentramento. Fino al 2017 non se ne sapeva nulla. E’ stato scoperto in seguito ad una specifica ricerca e grazie alle interviste a testimoni oculari.
Oltre al sito Montorioveronese.it, esistono anche un profilo Facebook e una chat whatsapp che servono per mantenere i rapporti con gli abitanti e fornire informazioni. I soci iscritti sono circa 130. I volontari attivi circa una ventina.
