(di Francesca Romana Riello) Energia, il terziario cambia passo: per anni il mercato dell’efficienza energetica ha guardato soprattutto alle case. Bonus, incentivi, riqualificazioni domestiche. Adesso il baricentro si sta spostando altrove: uffici, centri commerciali, logistica, alberghi. Luoghi che non producono beni ma consumano energia ogni giorno e che oggi stanno diventando uno dei terreni più osservati da chi lavora sulla transizione energetica.

In questo contesto White Energy Group, società veronese specializzata in efficientamento energetico e decarbonizzazione, ha scelto di spostare il proprio focus sul terziario privato portando in questi comparti un modello già utilizzato nell’industria.

Il punto di partenza è il quadro tracciato dall’Energy Efficiency & Green Building Report 2026 del Politecnico di Milano. Dopo il rallentamento del comparto residenziale seguito alla fine dei principali incentivi fiscali, il terziario viene indicato come uno degli ambiti con maggiore potenziale di investimento.

Secondo il rapporto, mantenendo il ritmo registrato nell’ultimo decennio l’Italia rischierebbe di raggiungere gli obiettivi europei di decarbonizzazione oltre le scadenze fissate. Sul patrimonio non residenziale servirebbe aumentare il numero degli interventi e soprattutto ridurre i tempi di esecuzione.

Energia, il terziario cambia passo

Dal residenziale agli edifici che consumano

Per White Energy la partita non si gioca soltanto sulla sostituzione degli impianti o sul contenimento dei consumi. L’idea è trasferire agli edifici commerciali una logica già applicata nel manifatturiero: raccolta dei dati, monitoraggio continuo, analisi predittiva e controllo delle prestazioni.

Tradotto: trattare un immobile come un sistema che lavora.

Gli interlocutori sono fondi immobiliari, gruppi retail, catene alberghiere e aziende che gestiscono grandi superfici. Realtà che non cercano soltanto interventi una tantum ma modelli in grado di distribuire investimenti e risultati lungo l’intero ciclo di vita dell’edificio.

La sfida è anche culturale: passare dall’idea della manutenzione straordinaria a quella della gestione continuativa.

Energia, il terziario cambia passo

«I dati confermano che per evitare lo scenario al 2060 serve un approccio simile a quello applicato nel settore industriale. È questa la risposta operativa che vogliamo portare sul mercato», spiega l’amministratore delegato Gianluigi Mele.

Per Mele il tema non è solo ambientale ma economico.

«Nel mondo industriale l’efficienza aumenta la competitività delle aziende perché si basa su dati certi, diagnosi predittive e garanzie di performance. Estendere questo sistema al terziario significa superare la logica della manutenzione straordinaria. Trattiamo uffici e centri commerciali come impianti produttivi: ottimizziamo i flussi energetici, riduciamo gli sprechi e lavoriamo sul ritorno dell’investimento nel lungo periodo»

Lo strumento individuato sono le formule ESCo e i modelli di energy management integrato, che legano gli interventi ai risultati ottenuti e alla loro misurabilità.

Resta da capire quanto rapidamente il mercato sarà disposto a recepire questo cambio di impostazione.

Dalla fabbrica agli uffici

White Energy Group nasce a Verona nel 2015 come Energy Service Company. Negli anni ha lavorato su efficientamento energetico, integrazione delle fonti rinnovabili e percorsi di decarbonizzazione industriale.

Nel 2025 ha avviato una Comunità Energetica Rinnovabile ad Arena Po, in provincia di Pavia. Oggi il gruppo opera tra Verona e Cagliari con una ventina di professionisti specializzati.

Il passaggio verso il terziario non viene presentato come una svolta rispetto al passato ma come una prosecuzione dello stesso metodo: usare strumenti sviluppati in fabbrica per leggere, prevedere e governare i consumi anche fuori dalla fabbrica.

E se per anni il tema è stato quanta energia servisse, la domanda che oggi sembra contare di più è un’altra: quanto di quella energia viene davvero usata nel modo giusto.

Energia, il terziario cambia passo