Futuro Nazionale per il rispetto e non per la spettacolarizzazione delle scelte sessuali
Il Gay Pride è in programma sabato 27 a Verona. Stefano Valdegamberi premette «che ogni persona va rispettata nella propria dignità e nelle proprie libertà individuali, indipendentemente dal suo orientamento sessuale. Ma il Gay Pride rischia di favorire una visione ghettizzata dell’omosessualità. Anziché promuovere una reale normalizzazione, queste manifestazioni finiscono per accentuare le differenze e per rappresentare gli omosessuali come una categoria a sé, con proprie rivendicazioni e propri simboli distintivi».
“Molti cittadini omosessuali, compresi alcuni militanti omosessuali di Futuro Nazionale, non si riconoscono in questo modello. Desiderano vivere la propria vita senza essere trasformati in una bandiera politica o in una categoria ideologica. Chiedono rispetto, non ostentazione; integrazione, non separazione; uguaglianza, non privilegi”.

Futuro Nazionale non è contro i gay. Parola di Alessandro Santacà
A tale proposito interviene Alessandro Santacà, 41 anni, veronese, da quasi vent’anni stimato professionista nel settore della consulenza assicurativa. Da sempre impegnato in politica a destra ha aderito a Futuro Nazionale
«Sono un uomo omosessuale e durante la mia giovinezza, ho vissuto e subito sulla mia pelle episodi di discriminazione. Sono stati momenti difficili, affrontati spesso in solitudine, che mi hanno segnato profondamente, ma che al contempo hanno contribuito a formare l’uomo determinato e consapevole che sono oggi».
«Oggi il Pride si è trasformato in una sorta di ghetto dove tutto è concesso, un contesto privo di regole e di limiti che ha perso la sua funzione originaria di sensibilizzazione sulle discriminazioni subite dagli omosessuali nel corso della storia».
Il richiamo va alle radici storiche del movimento per i diritti civili: «Se vogliamo guardare a modelli nobili, il pensiero va immediatamente ad Harvey Milk, il consigliere comunale eletto negli anni ’70 negli Stati Uniti che ha pagato con la vita il suo impegno democratico. Il Pride di oggi non rispecchia in nulla quell’eredità. Si è trasformato, purtroppo, in un’esibizione di cattivo gusto, intolleranza e blasfemia. A tutto questo, con fermezza e orgoglio per la mia identità, io dico NO».
