Da una parte una minoranza rumorosa, dall’altra una maggioranza silenziosa
(o.a) Non sono venuti a contatto i due cortei che si sono snodati oggi per le vie del centro di Verona. Da una parte il ‘Tumulto Pride’, la variopinta manifestazione degli omosessuali. Dall’altra il corteo ‘Ritorno al reale’ organizzato da degli attivisti a sostegno del modello di famiglia tradizionale.
Ci si chiederà: perché ‘Tumulto Pride’ e non ‘Gay Pride’? C’è stata una scissione nel mondo LGBTQ&compagni. Quella del corteo omosex di oggi pare sia la corrente più estremista. Gli altri invece questa sera hanno organizzato un evento sui bastioni.

Il corteo omosessuale è partito dalla stazione Porta Nuova e s’è concluso in Piazza Vittorio Veneto. Una scelta voluta, per dare un segnale al quartiere che gli organizzatori ritengono il più borghese di Verona. Soliti personaggi, solite mascherature, soliti slogan, colori variopinti, voglia di stupire. Ma ormai non stupiscono più nessuno. La volgarità di queste manifestazioni non fa più notizia. Semmai fastidio. Specie certi slogan blasfemi, che offendono la religione e la sensibilità di coloro che la pensano diversamente. Blaterano tanto di libertà, ma non vogliono capire che la libertà finisce laddove comincia quella degli altri.
Il Tumulto Pride non deve offendere le altre sensibilità
Una manifestazione, quella del Tumulto Pride che alimenta contrapposizioni identitarie e provocazioni. Anche all’interno dello stesso mondo gay. Stefano Valdegamberi, consigliere regionale veronese nonché leader veneto di Futuro Nazionale è critico: ” Il rispetto si costruisce trattando tutti come cittadini uguali davanti alla legge, non trasformando l’orientamento sessuale in una bandiera politica o ideologica, con bestemmie e attacchi verso la Chiesa e la religione. Il Credo che si siano superati i limiti della libertà di espressione e che sia diverosa un’azione legale a tutela del decoro e delle persone e categorie offese“.

Di tutt’altro tenore il corteo ‘Ritorno al reale’ di circa 200 persone partito dall’Arco dei Gavi e conclusosi in piazza S.Zeno con un “rosario riparatore”. Assieme agli organizzatori Daniela Baldoria, Giovanni Rubini, l’on. Vito Comencini ed Alessandro Rancani, alcuni esponenti del cattolicesimo tradizionalista, l’ex consigliere comunale Alberto Zelger, famiglie e persone normali, composte, abbigliate normalmente che hanno scandito slogan in difesa della famiglia tradizionale e soprattutto del diritto dei bambini di avere un padre ed una madre.

Insomma una minoranza rumorosa e volgare da una parte, una maggioranza silenziosa dall’altra. D’altra parte, dice il saggio, una foresta che cresce fa meno rumore di un albero che cade. Ed è quindi ovvio che il ‘Tumulto Pride’, simbolo della caduta della nostra società, faccia rumore.
