Cresce il peso sulle famiglie. Criticità su medici, posti letto e liste d’attesa

La spesa sanitaria italiana continua a crescere, ma aumenta anche il contributo richiesto direttamente ai cittadini. Questi i dati dell’Istat. Nel 2025 la spesa sanitaria complessiva ha raggiunto i 190,1 miliardi di euro, pari all’8,4% del Pil. Di questi, 42,4 miliardi (il 22,3%) sono stati sostenuti direttamente dalle famiglie, a cui si aggiungono altri 7 miliardi di euro coperti dalle assicurazioni sanitarie private.

Anche la spesa sanitaria pro capite è aumentata sensibilmente negli ultimi anni, passando dai 2.637 euro del 2019 ai 3.225 euro del 2025. La quota principale, 2.388 euro, resta a carico del Servizio sanitario nazionale, mentre 719 eurosono sostenuti direttamente dalle famiglie e 118 euro dai regimi assicurativi volontari.

Le principali voci di spesa riguardano la cura e la riabilitazione, che rappresentano il 54,2% del totale, seguite dalla spesa per farmaci e apparecchi terapeutici, pari al 20,7%.

Sul fronte delle strutture ospedaliere emerge una riduzione significativa della disponibilità di posti letto. Tra il 1996 e il 2023 quelli destinati ai pazienti acuti si sono praticamente dimezzati, passando da 358.309 a 176.317, con una dotazione di 3 posti letto ogni mille abitanti, inferiore allo standard fissato dal Dm 70/2015. Il Nord registra una media di 3,2 posti letto ogni mille abitanti, mentre il Sud si ferma a 2,7.

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Anche il personale sanitario continua a rappresentare una delle principali criticità. In Italia operano oltre 343 mila medici, con un’età media di 54 anni, e il 42,5% ha più di 60 anni. Gli infermieri sono quasi 412 mila, pari a circa 7 ogni mille abitanti, con un rapporto di 1,4 infermieri per medico.

Continua inoltre il calo dei medici di medicina generale. Nel 2024 risultano essere 37.173, pari a 6,3 ogni 10 mila residenti, con una diminuzione di 7.764 professionisti rispetto al 2014. Oltre la metà (54,5%) segue più di 1.500 assistiti. In diminuzione anche i pediatri di libera scelta, mentre il 32,7% dei medici di famiglia e il 36,7% dei pediatriha un’età compresa tra i 65 e i 69 anni, evidenziando il progressivo invecchiamento della categoria.

L’aspettativa di vita si mantiene tra le più elevate d’Europa, con una media di 81,7 anni per gli uomini e 85,7 anni per le donne, ma persistono differenze territoriali: si passa dagli 82,1 anni della Campania agli 85 anni del Trentino.

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Sul fronte delle patologie croniche, il 22% della popolazione con più di 25 anni convive con almeno due malattie croniche. L’incidenza è più elevata in Liguria (26%), mentre nella provincia autonoma di Bolzano si registra il dato più basso (15,2%).

Il finanziamento del Servizio sanitario nazionale è stato pari a 136,7 miliardi di euro nel 2024, con marcate differenze regionali nella distribuzione delle risorse, non sempre coerenti con i bisogni di salute della popolazione.

Resta elevato anche il fenomeno della rinuncia alle cure. Nel 2024 5,8 milioni di persone, pari al 9,9% della popolazione, hanno rinunciato ad almeno una visita specialistica o a un esame diagnostico a causa delle liste d’attesa o dei costi delle prestazioni.

Sanità. Al nord più del 50% è soddisfatto

Per quanto riguarda la qualità percepita dell’assistenza ospedaliera, nel triennio 2022-2024 il 40,8% dei ricoverati si è dichiarato molto soddisfatto dell’assistenza medica ricevuta, mentre il 41,2% ha espresso lo stesso giudizio per l’assistenza infermieristica. I livelli di soddisfazione risultano superiori al 50% nelle regioni del Nord, mentre sono inferiori nel Mezzogiorno.

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Prosegue inoltre il fenomeno della mobilità sanitaria. Il cosiddetto turismo sanitario rappresenta l’8,6% dei ricoveri e vede Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna confermarsi come principali poli di attrazione per i pazienti provenienti soprattutto da Calabria, Campania, Puglia e Sicilia.

Tra gli indicatori positivi figura il tasso di mortalità evitabile, pari a 16 decessi ogni 10 mila abitanti sotto i 75 anni, tra i più bassi in Europa. Il Nord-Est registra il dato migliore con 14 decessi ogni 10 mila abitanti, mentre il Sud sale a 18,1.

Restano infine alcune criticità legate agli stili di vita. I fumatori rappresentano il 19,2% della popolazione sopra i 14 anni. La sedentarietà interessa il 31,7% degli over 25, con punte del 49,4% in Calabria e del 48,9% in Sicilia, mentre gli obesi sono l’11,6% della popolazione adulta, con una maggiore incidenza nelle regioni meridionali.