(Claudio Beccalossi) La degenerazione comportamentale insiste imperterrita a Verona. E non accenna a pause di riflessione od a a mea culpa del (molto eventuale) rimorso.
Come in altre zone della città, cadute in basso per degrado irrisolto, anche gli immediati paraggi del ponte Pietra registrano un certo stato d’incuria. Che non giova all’immagine turistica ideale visitata continuamente, nonostante pecche evidenti e circostanze bislacche.

Scendendo da lungadige San Giorgio tramite un’ampia scalinata, si raggiunge l’argine boschivo ed il sentiero sabbioso (inquinato da bottiglie e rifiuti) rasenti al fiume Adige. Percorrendo i gradoni è sgradevole l’impatto visivo sulla sinistra, costituito da disegnacci di grandi dimensioni sui muraglioni che s’intersecano con la struttura d’attraversamento, risalente a varie epoche (romana, scaligera e veneziana), con diversi rifacimenti ed apporti.

I teppisti autori degli scarabocchi murali, per fortuna, non hanno infierito sui voluminosi reperti marmorei (probabilmente romani) che sopravvivono nella trascuratezza, senza alcuna tabella informativa che soddisfi i più interessati.

Ricomposto secondo anastilosi (tecnica di restauro, in ambiti d’architettura e d’archeologia, che utilizza i pezzi originali di un’opera distrutta da eventi), il ponte Pietra venne fatto saltare in aria il 25 aprile 1945, in successione con gli altri cittadini, dai nazisti in ritirata a nord. La complessa opera di ricostruzione avvenne tra il 4 febbraio 1957 ed il 3 marzo 1959, portando ad una lunghezza di 92,80 m e ad una larghezza di 7,20, inclusi marciapiedi e parapetti.

In periodo di particolare siccità e con la portata dell’acqua ai minimi, la corrente dell’Adige fa accatastare ai piloni delle arcate tronchi e legni. Ma non è tanto questo uno dei crucci “estetici” del frequentato angolo attraverso i secoli.
Qualcuno, in vena di stupide bravate, ha gettato, da Rigaste Redentore sul greto del fiume, un… monopattino. Che rimane lì, ennesimo esempio di cialtroneria spicciola, in attesa d’un recupero…

