(Simone Vesentini*) Da dietro il banco della mia osteria vedo turisti, famiglie, lavoratori, giovani e pensionati. Ascolto i clienti, parlo con i collaboratori, mi confronto con i colleghi. E da questo osservatorio assisto a una trasformazione silenziosa. Le persone desiderano ancora una cena, un aperitivo o un acquisto, ma sono più prudenti: scelgono, rinviano, proteggono alcune occasioni e ne sacrificano altre. 

Le rinunce quotidiane non fanno rumore: un caffè preso a casa, un aperitivo saltato, una cena rimandata.

Le rinunce certificate dall’Istat per il calo del potere d’acquisto

Secondo Istat, il potere d’acquisto delle retribuzioni è calato dell’8,6% rispetto al 2019. A Verona, nel giugno 2026, i prezzi sono cresciuti del 3,9%, contro il 3% nazionale; abitazione ed energia sono aumentate del 9,1% e i trasporti del 4,5%, secondo il Comune.
Quando le spese obbligate assorbono una parte crescente del bilancio, tutto il resto diventa una scelta.

Anche il fuori casa racconta la stessa prudenza. Nel 2025 le visite nei pubblici esercizi sono diminuite del 3,6%, mentre la spesa è cresciuta dello 0,8%. La pausa del mattino ha perso il 6% delle presenze e l’aperitivo serale il 3,7%, secondo FIPE su dati TradeLab.

beer 2252586 1280

Resistono le grandi occasioni: il compleanno, la cena con gli amici, la ricorrenza familiare. Si rinuncia prima a ciò che non possiede una data sul calendario. Ma quei piccoli piaceri non sono soltanto consumi: un caffè al banco è una parola scambiata. Un aperitivo è un incontro nato senza essere organizzato. Una bottega, un’osteria o un ristorante sono stanze pubbliche della città.

Da oste ho imparato che un locale vive soprattutto di chi torna spesso, magari per poco. È la frequenza a trasformare un esercizio commerciale in un pezzo di comunità. Difendere il potere d’acquisto significa sostenere commercio e ristorazione ma soprattutto proteggere i gesti attraverso i quali una città continua a sentirsi viva.

*oste e Presidente FIEPET Confesercenti Verona